Cambiare visione. Ricominciare a vivere ed a fare business su altre basi.

ottobre 2, 2012 | Fare impresa

Talvolta, anche la sola prospettiva di un cambiamento crea del panico fra quei soggetti che devono affrontare certi passaggi.

Non si tratta di cambiare uno o due fornitori nell’ambito della propria impresa, oppure, di cercare di bere meno caffè per migliorare la salute o qualche altro piccolo ritocco alle abitudini che negli anni si sono consolidate.

E’ ben altro il problema!

Cambiare la propria visione, mettere in discussione le rispettive credenze, talvolta è uno ‘sbalzo’ troppo forte per tanti e così, in pochi riescono a prendere veramente in considerazione e quindi realizzare questo processo anche se questo, può essere la soluzione a situazioni di crisi molto gravi.

Le abitudini, il ripetere le stesse azioni negli anni, garantisce quelle ‘sicurezze’ che nonostante non siano più valide e rispondenti alla realtà, è difficile abbandonare perché il farlo, vorrebbe dire rimettere in discussione molto, talvolta dover rivedere ogni aspetto della propria vita.

Se può essere assai difficile cambiare concretamente a 18 anni od a 30, immaginiamo cosa potrebbe rappresentare rimettere in discussione le proprie credenze all’età di 50 o 60 anni!

Nel corso della prima parte, abbiamo cercato di analizzare vari aspetti del problema, ora, ascoltiamo la testimonianza di un imprenditore che invece ha deciso di cambiare ed ha agito di conseguenza.

Ho venduto computer e periferiche per più di 20 anni. Ogni anno, nel mio piccolo negozio dove assemblavo computer e riparavo i vari apparati, vedevo le cose andare sempre peggio.

Il mio lavoro mi piaceva ed ero bravo. Nel corso degli anni, avevo imparato la professione ma nonostante l’impegno profuso, i margini erano sempre più risicati anno dopo anno.

Ero convinto che questo, sarebbe stato il lavoro di tutta la mia vita. Non credevo che ci sarebbe stato altro.

L’arrivo di una cartella esattoriale ‘pesante’, mi fece però cadere nello sconforto ed andò a mettere in discussione, per la prima volta in maniera pesante le mie certezze e le mie convinzioni granitiche che per molto tempo, mi avevano accompagnato. .

La mattina dopo, andai in negozio molto depresso e cominciai a pensare.

La sera, chiusi (per la prima volta dopo anni) con un’ora di anticipo.

Mi recai a fare una passeggiata sul lungo fiume.

Ero fiero del mio lavoro e da 20 anni mi assicurava una certa serenità economica ed anche sociale.

Avevo compreso che gli spazi per il futuro sarebbero diventati sempre più incerti e qualcosa dovevo pur fare.

Non volevo abbandonare l’informatica, ci avevo dedicato tanti anni, i migliori della mia vita (almeno così credevo).

 

Ma cosa? Da quasi 20 anni, facevo questo!

Non potevo darmi all’agricoltura o fare l’imbianchino o qualcosa di differente.

Per circa due settimane, continuai a pensare e riflettere senza trovare una soluzione.

Una sera, tornando a casa e passando davanti al bar dove ogni tanto mi fermavo a parlare con gli amici, incontrai un vecchio amico dell’infanzia che ogni tanto passava in zona a trovare sua madre.

Ci aggiornammo sulle rispettive esperienze recenti e mi disse che il suo socio lasciava l’attività per gravi motivi di salute e stava cercando una persona per subentrare con caratteristiche legate alla serietà ed all’esperienza nel rapporto con i clienti.

Si trattava di un negozio da pochi anni avviato nel settore degli ausili per disabili che commerciava questi prodotti e si occupava anche di piccole manutenzioni.

Il lavoro era in crescita e questo amico, necessitava di un socio affidabile che prendesse il posto dell’altro.

Lui non poteva comprare la quota perché aveva appena stipulato il mutuo della casa e non aveva altri soldi da anticipare.

Mi propose di entrare come socio anche perché si fidava ed ero anche capace di gestire lacune problematiche tecniche, oltre a saper curare i clienti.

Con un piccolo investimenti, dopo 4 mesi, acquistai la quota, cedetti il negozio di informatica ad un collega che in cambio del pacchetto clienti e del materiale, mi diede una parte dei soldi necessari per subentrare.

Se qualche anno fa mi avessero detto che sarei diventato il cotitolare di un negozio per invalidi ed anziani, sarei scoppiato a ridere.

Invece, ho capito che le cose sono cambiate, ho messo da parte certe mie convinzioni ed ora sono soddisfatto di quello che faccio, sia economicamente che a livello personale.

Se non avessi ricevuto la cartella esattoriale ed il fatturato non fosse crollato così seriamente, non avrei mai preso questa decisione che mi ha permesso di migliorare la mia situazione.’

Si continua nella prossima puntata con un’altra testimonianza.

Continua.

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