Ricominciare a vivere. Rinnovarsi e cambiare vita.

ottobre 10, 2012 | Fare impresa

Nel corso della puntata scorsa, abbiamo ascoltato la testimonianza di un piccolo imprenditore che cambiando genere di attività, ha dovuto rivedere una serie di convinzioni che nel giro di poche settimane gli hanno permesso di tornare attivo come socio di una nuova impresa ma contestualmente, anche cambiare vita e riappropriarsi della propria serenità, ormai perduta a causa della crisi e di altre criticità accumulate.

Le numerose esperienza di vita di persone accanto a noi, ci indicano che : nulla è per sempre e capita assai spesso ad individui di ogni estrazione, di dove rivedere le proprie credenze e convinzioni per dover ricominciare a vivere una nuova esistenza.

Il testimone della puntata scorsa, ha cambiato settore di attività in maniera completa e rapida, dovendo dare una risposta quasi in tempo reale ad un’offerta pervenutagli che gli avrebbe permesso di uscire da una situazione che era diventa sempre meno gradevole e non presentava un futuro davanti a lui.

Saper cogliere le opportunità, abbandonando vecchie certezze ed abbracciando nuove strade, specie in questi tempi, è un esempio importante perché ci permette di capire quanto sia utile non irrigidirsi su schemi e comportamenti che per molto tempo sono stati i nostri punti di riferimento, garantendoci uno status di sicurezza.

 

Oggi, per approfondire ulteriormente il tema, ascoltiamo un altro testimone.

Vendo caldarroste. Che cosa c’è di strano? Ero un contabile che lavorava in una ditta in cui i proprietari sono scappati con il malloppo tre anni prima, lasciando i dipendenti senza stipendio e liquidazione in preda al panico.

Mi dovevo anche sposare.

Con la mia fidanzata, avevamo stabilito che entro un anno si sarebbe svolta la cerimonia.

Ero un tranquillo impiegato amministrativo, giovane, abbastanza sereno e con un fidanzata di cui ero innamorato.

Nel giro di 6 mesi, non avevo più un lavoro, ero senza fidanzata e parecchi anni di liquidazione accumulati, erano spariti, come del resto, gli ultimi 2 mesi di stipendio e la tredicesima che a breve sarebbe stata pagata.

Tutte le mie certezze, erano crollate!

Dovevo ricominciare da capo. Una cosa non facile in tempi di crisi ed all’età di 36 anni.

Provai a cercare un’occupazione, anche adattandomi a qualifiche inferiori per trovare una soluzione ‘tampone’.

Fu inutile.

Dopo 7 mesi dalla mia uscita dall’impresa (o forse, era l’impresa ad essere sparita e noi dipendenti invece eravamo rimasti lì e non ce ne siamo accorti?), cominciai a valutare ogni ipotesi a partire da un’eventuale emigrazione in altri paesi, sino al possibile avvio di un’attività in proprio.

Un giorno con un mio collega (od ex collega), pochi giorni dopo il crack, ci siamo fermati a prendere un cartoccio di caldarroste nel centro della mia città. Si discuteva dei soliti problemi e davamo sfogo alle solite preoccupazioni per il futuro.

Fu una battuta del mio collega che fece accendere una lampadina nella mia testa che qualche mese più tardi, diede l’avvio ad un progetto reale : diventare venditore ambulante di caldarroste.

La frase, era più o meno questa, indicando la vecchia signora delle castagne : ‘vedi, abbiamo studiato all’università ed ora siamo qua come poveri disoccupati mentre, crisi o non crisi, la signora qua continua d incassare il suo obolo’.

Fu come una fucilata!

Da contabile, cominciai a ragionare su quanto e come questo tipo di attività facesse guadagnare.

Scoprii che l’incasso giornaliero netto (dai mie calcoli fatti molto alla ‘buona’, poteva essere superiore a quello di una settimana di lavoro in ufficio).

Lì per lì, abbandonai ogni ulteriori analisi ma dopo molte settimane spese inutilmente a cercare un lavoro, una sera, ripresi in mano il vecchio pensiero.

Ora sono un venditore ambulante e non solo di caldarroste.

Lavoro d’estate con alcuni prodotti nelle spiagge e d’inverno con le castagne.

Sono impegnato 7 mesi all’anno e guadagno al netto più di quanto incassassi come impiegato amministrativo.

Addirittura, l’anno scorso, quasi il doppio.

Certo, non è un lavoro che ti permette di andare in giro a vantarti della tua professione però, mi offre una reddito interessante e mi permette anche nei 5 mesi annui rimanenti di godermi la vita.

Mai e ripeto MAI, avrei pensato all’università ed anche quando lavoravo in quell’impresa di finire a vendere caldarroste ma questo cambiamento mi ha consentito di stare molto meglio che in passato e di avere più tempo per me stesso.’

Si conclude anche questa esperienza molto particolare ma anche utile legata al cambiamento, anche radicale ed alla capacità di rimettersi in discussione.

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