Aprire in take away. Aprire un’attività di somministrazione cibo.

dicembre 18, 2012 | Fare impresa

In questi recenti, si è assistito ad un boom di aperture di attività come : vendita kebab, take away di prodotti cinesi ed orientali in genere, vendita di prodotti indiani, ecc..

A questi recenti punti vendita (denominati da molti ‘cibo etnico’), si stanno sommando un insieme di nuovi ed innovativi negozi che prevedono la vendita di prodotti come : polenta, prodotti locali, ecc., sempre secondo la formula del ‘take away’, variando in questo caso il prodotto alimentare ed il marchio.

Questa offerta crescente, va ad inserirsi all’interno di un mercato che già da anni esprime una moltitudine di punti vendita sotto forma di : pizzerie al taglio, rosticcerie, ecc..

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Aprire un’attività di somministrazione cibo. Le varie soluzioni e formule.

Quali sono le differenze sostanziali fra un punto vendita ed un altro?

Ci sono molte attività che offrono solo la produzione e vendita del prodotto al pubblico, cioè, il cosiddetto servizio ‘take away’ in cui il cliente in questo caso, compra il prodotto e lo consuma in un luogo diverso da quello di acquisto.

Poi, incontriamo altre imprese che consentono al cliente di ‘consumare’ anche all’interno del locale (nella maggior parte dei casi si tratta di piccoli spazi).

In questo caso, parliamo di somministrazione e quindi, occorre far riferimento alla normativa : D lgs n°59 del 26/10/2010. 

Se all’interno del locale od immediatamente all’esterno di esso (nel déhor ad esempio), non ci sono posti a sedere dove poter consumare il cibo e le bevande acquistate, non si può parlare di attività di somministrazione.

La produzione e la successiva vendita del cibo, si inquadra normalmente nella classificazione di ‘attività artigianali’.

In ogni caso, per avviare questo tipo di attività è bene rivolgersi in maniera prioritaria a :

ufficio attività produttive del proprio comune;

ufficio igiene e prevenzione dell’Asl.

Aprire un take away. Il mercato.

Come abbiamo accennato all’inizio di questo post, esiste ormai un’offerta ampia e variegata di soluzioni.

Anzi, l’offerta di ‘nuovi’ negozi e punti vendita si sta rafforzando con l’arrivo di altre proposte ‘etniche’ e l’aggiunta di formule tipiche di alcune regioni dell’Italia che opportunamente ‘strutturate’, consentono di lanciare sul mercato proposte commerciali di notevole successo.

Il successo della formula del take away in Italia, è sopratutto la conseguenza dei cambiamenti che sono avvenuti negli ultimi 30 anni nel nostro Paese dal punto di vista della modalità del consumo dei cibi e dell’organizzazione dei nuclei familiari.

L’aumento del numero di single, la crescita del numero di pasti consumati fuori casa, ecc., ha sicuramente favorito questo tipo di soluzione.

Aprire un take away. Quanto costa?

I costi per avviare un punto di produzione e vendita variano da 15.000 a 70.000 euro in media a seconda delle dimensioni del locale, del tipo di offerta, della quantità e qualità dei macchinari, ecc..

Esistono anche soluzioni in franchising che consentono di avviare il proprio punto vendita con questa formula.

Occorre però dire che in questo settore, prevalgono in maniera netta i punti vendita indipendenti e le soluzioni in franchising avviate rappresentano solo un numero esiguo rispetto al totale.

In questi anni, il numero complessivo di punti vendita di take away è cresciuto considerevolmente ed il mercato, è stato in grado di assorbire buona parte di questa offerta.

In futuro però, le soluzioni vincenti e nuove, per potersi inserire in un ‘mercato affollato’, dovranno offrire formule innovative rispetto a quelle attuali per disporre di ‘un valore aggiunto’ e di maggior richiamo.

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