Aprire una cooperativa sociale. Avviare un’attività di volontariato.

dicembre 11, 2012 | Terzo settore ed Area Sociale.

Operare nel terzo settore. Seconda parte.

Nella prima puntata, abbiamo presentato il ‘terzo settore’, cioè, quel complesso di istituzioni ed aree che sono collocate fra il ‘pubblico’ (lo Stato, le regioni, comuni, ecc.) ed il privato.

Quindi, la distinzione da molti usata per definire se un’attività rientra nel terzo settore, è quella della non appartenenza agli altri due.

Lo sviluppo che il terzo settore ha avuto nei confronti degli altri due in questi anni in Italia, è dovuto anche a due aspetti evidenti :

la difficoltà che ha coinvolto gli altri due settori antagonisti a causa della crisi del modello di sviluppo che ha colpito il ‘sistema pubblico’ a causa anche dagli alti costi di gestione dei servizi erogati;

la difficoltà incontrata dal ‘privato’ nel dare risposte a ‘fasce’ di popolazione e consumatori che richiedevano determinate necessità.

Il terzo settore, da alcuni conosciuto anche come no profit, va incontro a quella domanda di bisogni che i primi due (il pubblico ed il privato) per varie ragioni, non riescono a soddisfare ed in particolare perché :

 

  • l’incapacità a gestire queste necessità dal punto di vista tecnico/gestionale;

  • risulta poco conveniente dal punto di vista reddituale la gestione di alcuni comparti (in particolare per le imprese che operano sul mercato) in particolare oggi, in cui il ‘settore pubblico’ è costretto a fare i conti con una decurtazione di risorse

  • perchè vi sono aree e segmenti che includono contemporaneamente un’area sociale ed un’altra di mercato che difficilmente sono separabili in maniera netta;

  • ecc..

Nel corso della prima parte, abbiamo visto che il terzo settore è ‘un contenitore’ molto ampio che include numerosi segmenti.

Cominciamo a verificare alcuni di questi settori.

Servizi sociali ed assistenza socio sanitaria.

Probabilmente, questo è il ramo che ha avuto maggiore sviluppo in questi anni a causa di una serie di situazioni ed ambiti che sono sempre più vasti da coprire:

  • invecchiamento della popolazione in continuo aumento;

  • assistenza disabili e persone con difficoltà di vario tipo (disagio mentale, disagio sociale, tossicodipendenze, ecc.). A questi, si aggiungono i supporti ai soggetti più deboli (minori, ragazze madri, ecc.)

  • gestione di servizi di assistenza di vario tipo (medico, post operatorio, ecc.);

  • assistenza a fasce della popolazione con redditi bassi e con difficoltà temporanee o durature nell’ambito economico/finanziario

  • problematiche legate a forme di dipendenza di vario tipo (gioco d’azzardo, alcool, droga, ecc.);

  • ecc..

Questo ‘mercato’, riguarda milioni di persone alle quali offrire innumerevoli servizi, nonché beni primari necessari alla vita di tutti i giorni.

Non stiamo quindi parlando di semplici azioni di beneficenza ma talvolta, di vere e proprie strutture di medie e grandi dimensioni in grado di fornire servizi ogni giorno a centinaia o migliaia (o talvolta decine di migliaia) di persone.

Per gestire simili attività, non è più sufficiente la buona volontà e l’aiuto di qualche volontario ma di fatto, si va ad organizzare una ‘struttura’ di tipo ‘aziendale’ in termini di organizzazione ed efficienza e che al posto del profitto aziendale, punta ad ottenere degli alti livelli di qualità del servizio in risposta all’oggetto sociale.

Si continua nella terza parte.

Continua.

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