Come risollevarsi dalla crisi. Storie di imprenditori.

gennaio 30, 2013 | Fare impresa

Nella prima parte, abbiamo presentato la storia di uno dei tantissimi imprenditori artigiani ‘schiacciati’ dalla crisi che dopo anni o decenni di gestioni positive della propria attività, si sono trovati a dover affrontare una situazione completamente cambiata in cui i fatturati decrescenti ed i pagamenti in ritardo dei clienti, hanno rappresentato un elemento costante e crescente nel bilancio della stessa impresa, aggravando lo stato di salute del business.

Riprendendo dalla prima puntata, la situazione descritta non poteva durare a lungo, pena l’erosione del patrimonio stesso dell’impresa e l’impossibilità di rialzarsi e riprendere il cammino.

Il nostro imprenditore (Luca), dopo due anni di situazione in progressivo peggioramento e non vedendo vie di uscita a breve, decise che era giunto il momento di prendere delle iniziative in brevissimo tempo per rispondere alla grave difficoltà.

Dopo un fine settimana passato riflettere, cominciò ad ipotizzare delle ipotetiche iniziative, ‘mettendo su carta’ dei possibili piani.

Uscire dalla crisi. Cosa fare.

Prima di tutto, Luca prese atto dell’impossibilità di continuare oltre su quella strada.

E questo, rappresentò di fatto già un buon inizio. Comprendere che non si può gestire una situazione insostenibile nel medio termine può sembrare ovvio ma nella realtà, molti imprenditori cercano o sperano di ‘poter uscirne ancora fuori’ grazie ad un cambiamento della situazione generale o del mercato, cosa auspicabile ma purtroppo poco fattibile in una situazione di stagnazione generale.

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Luca, ebbe la consapevolezza che occorreva guardare le cose da una prospettiva attuale e nuova e non più con quella di alcuni anni prima.

Cioè, occorreva partire dal presente, prendendo atto che non sarebbe stato possibile nel breve di ritornare ai livelli di produttività e fatturato del passato rimanendo nel solito settore.

Quindi, cominciò ad effettuare una revisione di tutti i costi : fissi e variabili e rimettendo in discussione anche la modalità con cui sino ad oggi erano stati gestiti i lavori (la loro acquisizione, la successiva gestione ed anche la parte relativa ai pagamenti)

Su piano delle spese, effettuò delle scelte, tagliando anche su quei costi fissi che per il momento non erano giustificabili :

  • dismise i mezzi non utili in questa fase , anche a costo di svenderli ma evitando così quei costi di manutenzione insostenibili;

  • utilizzò solo la sede di proprietà, chiudendo una sede presa in affitto in centro città ed appoggiandosi in alternativa ad un professionista per disporre di un ufficio di rappresentanza;

  • ridusse il personale. Fu una scelta dolorosa ma necessaria. Pianificò la cosa parlando con alcuni suoi collaboratori, cercando di graduare le decisioni per permettere loro un reinserimento rapido nel mercato lavorativo (cosa non semplice visto i tempi);

  • evitò ogni tipo di investimento e spesa straordinaria non necessaria;

  • rinegoziò con banche e fornitori ogni voce di costo;

  • evitò di accendere mutui e prestiti di ogni genere;

  • ecc..

Sul piano della strategia aziendale, cominciò sin da subito a concentrare le proprie risorse su quei lavori e servizi che potevano avere uno spazio futuro, mirando anche ad una clientela meglio disposta a pagare, evitando di perdere tempo ed energie in quegli ambiti ormai poco redditizi.

In due anni, Luca rivoluzionò la propria impresa, con impegno e tenacia.

Il bilancio tornò in ordine ed attuò contestualmente un piano di rientro per riuscire in 5 anni a saldare i debiti che nel frattempo erano maturati.

Due colleghi di Luca che non avevano sostanzialmente ‘rivisto’ il proprio business alla luce dei nuovi tempi e situazioni (cioè : non avevano fatto nulla per cambiare), sono oggi in grave difficoltà perché non hanno modificato le cose che erano necessarie, rinviando ed omettendo ogni ristrutturazione seria del proprio business.

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