Aprire un negozio : come aprire un’attività.

febbraio 20, 2013 | Fare impresa

Nelle precedenti puntate ci siamo soffermati sui passaggi necessari per avviare un’attività.

Nel corso della scorsa parte, abbiamo approfondito il tema del business plan e della sua importanza relativamente alla possibilità di raggiungere gli obiettivi iniziali, cioè : il successo.

La maggior parte dei progetti imprenditoriali, tende ad entrare in crisi già all’inizio dell’attività già dopo i primi mesi e questo, è dovuto ad una serie di motivazioni :

  • eventi straordinari, poco o parzialmente prevedibili;

    ma sopratutto :

  • scarsa preparazione del progetto, molta improvvisazione e quindi, incapacità a gestire le prima criticità in quanto non si erano preventivate.

Partire ‘alla garibaldina’, cioè, convinti (o meglio autoconvinti) di poter far fronte ad ogni problematica che mano a mano dovesse sorgere, significa in concreto moltiplicare i rischi di ‘buttare tutto all’aria’.

Alcuni imprenditori, poco dopo aver avviato l’attività si rendono conto che il fatturato non corrisponde alle aspettative o che i costi preventivati (o sarebbe meglio dire ipotizzati) erano in realtà ben inferiori a quelli reali.

A tutto ciò, a volte si associano un insieme di criticità come :

la presenza di concorrenti particolarmente ‘ostili’ (e non considerati all’inizio) oppure, un’accoglienza da parte del mercato (i potenziali clienti) più fredda di quanto si fosse sperato, per non parlare di tutta una serie di altre possibili problematiche (di tipo normativo/legale o conflittualità con i soci/partner, ecc.).

A questo punto, in molti casi, non c’è più nulla da fare perché risulta troppo difficile ‘raddrizzare’ il percorso in discesa anche perché bisognerebbe rimettere in discussione tutto il business che si è avviato (trasferire l’attività, cambiare l’oggetto sociale, modificare l’offerta in termini forti, ecc.) e questo sarebbe troppo dispendioso.

Ecco perché è bene pianificare con un business plan tutto il progetto, sin dalla fase di avvio a quella di gestione, provando ad ipotizzare una serie di variabili che potrebbero accadere per ‘allenarsi’ alle risposte da offrire.

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Il sogno ed il progetto sono dell’imprenditore e quindi devono essere seguito dallo stesso.

Nella seconda parte, abbiamo sottolineato proprio come e quanto sia diffusa la tendenza a demandare ad altri soggetti la progettazione del business plan senza talvolta offrire contributi personali come se progettare l’impresa fosse compito di altri mentre a gestirla toccasse all’imprenditore.

Niente di sbagliato!

Il progetto, come del resto l’idea iniziale, sono patrimonio dell’imprenditore e la regia deve rimanere nelle ‘sue mani’ seppur coadiuvato da consulenti e professionisti capaci di aiutarlo nel corso delle numerose fasi di progettazione ed avvio.

Anche nel caso di progetti in franchising, è necessario che la ‘soluzione in franchising’ sia compatibile con gli obiettivi che ci si è dati all’inizio.

Una formula in franchising, seppur ottimamente funzionale è normalmente uno strumento ‘chiavi in mano’ rigido, cioè, è una soluzione commerciale che si adatta in ogni area geografica.

E’ bene sempre verificare la compatibilità di questa formula con :

  • gli obiettivi personali;

  • il mercato locale.

Si prosegue nella quarta parte.

Continua.

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