Aprire un negozio di prodotti etnici. Aprire una rete di negozi in franchising.

febbraio 6, 2013 | Franchising

L’obiettivo di guadagnare con il franchising in un settore ‘alternativo’ e che dispone di milioni di potenziali clienti, parte dalla semplice osservazione della presenza di un mercato già esistente ma che attualmente è ripartito fra migliaia di piccoli punti vendita indipendenti.

Nella prima parte, è stato presentato questo ampio mercato che riguarda i prodotti (prevalentemente alimentari) rivolti ad un consumatore che ancor oggi è costituito in prevalenza da cittadini di origine straniera ma che sta sempre più conquistando anche una fetta di consumatori nati e cresciuti in Italia che sono attratti da queste novità.

Attualmente, la vendita di prodotti ‘etnici’ avviene in buona parte attraverso i numerosi punti vendita situati in ogni città italiana (piccoli, medi e grandi centri) e questi negozi, sono gestiti da commercianti di origine straniera che solitamente distribuiscono i prodotti che sono originari dello stesso paese del titolare dell’attività.

Quindi, troviamo romeni che vendono prodotti alimentari romeni; venditori arabi che commerciano prodotti alla propria comunità, cinesi, ecc..

Aprire un franchising di prodotti etnici.

La formula innovativa è proprio quella di avviare punti vendita in grado di ‘coprire’ contemporaneamente le esigenze di molte comunità ed aprire questo mercato anche e sopratutto a cittadini italiani.

Quindi, dal punto di vista ‘esteriore’, si tratta di un negozio fornito di prodotti di differente origine che sono suddivisi all’interno del punto vendita in base al paese di provenienza.

Quindi, in questo piccolo market si troveranno suddivisi per aree i prodotti che giungono da Russia, Cina, Romania, Paesi Arabi, ecc..

Se da una parte il potenziale numero complessivo di acquirenti a cui questi punti vendita si rivolgono tende ad ampliarsi, dall’altra, non è semplice poter disporre in un solo punto vendita di tutto il necessario.

Occorre studiare un negozio con dimensioni più ampie del normale, magari situato in una zona non centrale e che tenga conto delle esigenze del suo pubblico.

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Quali sono gli obietti da realizzare ?

Proviamo a fare un elenco :

  • riuscire a mantenere competitivi i prezzi dei prodotti. L’obiettivo non è quello di creare una ’boutique’ per pochi clienti affezionati, bensì dei veri e propri punti vendita a cui possono accedere famiglie e persone anche con redditi medio-bassi. Se i prezzi dei prodotti fossero eccessivamente elevati, ci sarebbe il rischio di venir ‘segnalati’ come luogo ‘costoso’. L’obiettivo invece è quello di attrarre un ampio pubblico ed operare con fatturati crescenti;

  • trovare spazi ampi per dei piccoli market in aree urbane, significa rischiare di andare incontro a costi di gestione elevata. Quindi, sarebbe bene optare per l’apertura di questi punti vendita in aree semi centrali e periferiche per abbattere i costi di locazione;

  • dal punto di vista del brand e dell’immagine che si vuole dare a questo ‘negozio’, occorre cercare di studiare una formula che faccia sentire a proprio agio sia gli immigrati di ultima generazione che generalmente si rivolgono al fornitore abituale che l’italiano medio, sino ad oggi estraneo a questo tipo di cucina;

  • aprire un punto vendita che abbia un bacino di utenza potenziale di 100.000 abitanti, potrebbe essere una base di riferimento valida. Consideriamo che nel Centro Nord Italia la presenza di cittadini di origine straniera rappresenta in termini reali oltre il 15-20% della popolazione residente;

  • stabilire degli accordi con importatori per ottenere prodotti a prezzi competitivi;

  • studiare quali sono le reali necessità dei potenziali clienti;

  • rendere l’ambiente molto ‘friendly’ ed aperto ad ogni tipologia di compratore ed essere capaci di ascoltare le richieste;

  • ecc..

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