Quali sono le attività da aprire.

febbraio 18, 2013 | Redazionale

Buon lunedì,

ieri sono passato quasi per caso attraverso una via cittadina per la quale da parecchi mesi non transitavo e guardandomi intorno, ho notato considerevoli cambiamenti che sono avvenuti in questo breve lasso di tempo fra le attività commerciali che prima erano presenti :

sono scomparse diverse insegne ed attività che erano attive da anni (alcune addirittura da decenni) e contemporaneamente, ne sono giunte altre.

Un’agenzia immobiliare operativa da almeno 10 anni (e forse di più) ha lasciato lo spazio ‘all’ennesimo negozio di compro oro’; un panificio che gestiva la sola rivendita di pane è stato chiuso ed in quello stesso fondo commerciale si è installata una sartoria rapida gestita da cinesi ed al posto di una videoteca, è sorta l’ennesima sala giochi mentre sulla porta dello storico negozio di alimentari (aperto da oltre 40 anni), è comparsa la scritta vendesi/affittasi.

Non si deve certo trarre delle analisi veritiere da qualche semplice osservazione oppure, tirare le somme basandosi semplicemente su dati parziali e presi a caso ma certamente, non si può neppure far finta di nulla davanti ad un cambiamento complessivo del panorama commerciale che specie in questi ultimi anni (con una forte accelerazione che si è verificata nei recenti mesi) ha subito un peggioramento veramente rapido.

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Sono tutte redditizie quelle attività appena avviate?

E’ difficile capire con un semplice colpo d’occhio se un’attività che è stata avviata da poco sta ‘guadagnando’ o meno ma certamente, possiamo dire qualcosa in merito alle precedenti imprese, cioè, quelle che hanno chiuso i battenti.

Le aziende che hanno ‘cessato’ erano quasi tutte delle attività che da tempo vivevano una crisi irreversibile e questa congiuntura generale, ha semplicemente ‘dato il colpo di grazia’ obbligando i titolari delle imprese a prendere una decisione netta che stavano rinviando da parecchio.

Quando un’attività sta ‘galleggiando’ da tempo, è sufficiente anche un piccolo sconvolgimento per spingere alla ‘chiusura definitiva’, come per un malato terminale quando giunge una piccola infezione od una caduta accidentale.

In questo periodo, si sta accelerando la crisi di centinaia di migliaia di attività che hanno resistito ‘ad oltranza’ ma dinanzi all’ennesima ‘criticità’, seppur piccola, non hanno più la forza di andare avanti e sono costrette di conseguenza a chiudere i battenti.

Nei prossimi 18 mesi, il fenomeno continuerà a manifestarsi con forza, provocando un ulteriore ‘riassetto’ del panorama commerciale delle nostre città.

Il turnover delle attività commerciali sta interessando ogni settore produttivo/merceologico e questo fatto, se viene considerato dal punto di vista del semplice ‘ricambio’, non è un avvenimento eminentemente negativo in quanto consente un passaggio generazionale e specialistico che il mercato richiede.

Come in natura, la selezione naturale colpisce gli elementi più deboli ed incapaci di continuare a prosperare in questo habitat (il mercato), permettendo di conseguenza a quei nuovi soggetti di prendere il loro posto.

Con questo, non nascondiamo gli effetti anche terribili sul piano umano, sociale ed economico per moltissime famiglie che questa crisi sta provocando!

Come molte volte abbiamo sottolineato, questa crisi, non è solo ‘economica’ ma sta mutando anche il modo di vivere e consumare delle persone e le stesse imprese, devono imparare a diventare capaci a rispondere realmente ai bisogni di oggi e non solo a quelli di 10 o 30 anni fa.

Un’impresa, se offre risposte alle reali richieste attuali, perde la sua ragione di essere!

Occorre concentrarci su cosa il mercato (la gente, le imprese, ecc.) chiedono e domanderanno in futuro(magari fra solo 3 mesi!), provando a distaccarci dai problemi contingenti, altrimenti, si rischia di perdere la bussola e rimanere invischiati nella ‘sindrome da crisi’ con le paure, l’immobilità che ne derivano e le vane speranze di un ritorno al passato che non ritornerà più.

Il futuro sarà comunque diverso e bisognerà prenderne atto sin da ora preparandosi ai nuovi equilibri.

Pur consapevoli delle difficoltà che questa crisi sta creando, in particolare sul piano umano e sociale, occorre provare a coglierne almeno gli aspetti positivi, cercando di individuare i nuovi orizzonti su cui puntare.

Buon lavoro.

Andrea Figoli

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