Il futuro dei negozi. Cosa cercano i consumatori.

marzo 3, 2013 | Redazionale

Buon lunedì,

quanto conta oggi il prezzo nella scelta dei consumatori? E quali saranno le prospettive per molte attività?

La ricerca del prezzo più basso sta diventando il modello di riferimento adottato nella scelta di ogni tipologia di consumatore (imprese, privati, ecc.) quando l’acquirente deve selezionare i beni ed i servizi da acquistare.

In questi periodi in particolare, come forse da tanti anni non accadeva, la ricerca del prezzo più basso ha innescato una corsa al taglio dei costi (da parte di imprese e privati) per andare alla ricerca dello sconto e del prezzo migliore anche attraverso l’impiego di internet ed altri sistemi che hanno agevolato tutto questo grazie anche alla rapidità e alla diffusione del Web.

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La trasformazione delle abitudini di consumo e le ripercussioni sui modelli di business sostenibili.

Abbiamo più volte evidenziato in passato come la scomparsa di tantissime botteghe tradizionali che lasciano spazio a nuove strutture come : i discount, gli outlet, i centri commerciali, ecc., sia anche la conseguenza dell’evoluzione di molte delle abitudini tradizionali e non solo la ricerca del massimo sconto e del prezzo più basso presente sul mercato.

La crisi che ha colpito sia le famiglie che le imprese, ha accentuato questo fenomeno e gli stessi imprenditori hanno dovuto sempre di più adattarsi a questa evoluzione.

Saldi anticipati, sconti in piena stagione di vendita, prezzi bloccati per determinate categorie di prodotti, ecc., rappresentano ormai una consuetudine e quasi ogni operatore economico non riesce ad evitare di entrare in ‘questa logica’.

Rincorrere il prezzo più basso, offrire aperture continuate della propria impresa a qualunque giorno, tagliare i prezzi al minimo, ecc., è una strategia al ‘massacro’ che serve solo ad allungare l’agonia di molte migliaia di attività.

Non tutti però (solo una parte) riescono a ‘reggere’ questa guerra commerciale che ‘lima i margini’ in maniera sempre maggiore e talvolta, provoca un incremento dei costi che di questi tempi, diventa sempre meno facile sostenere.

I soggetti più deboli stanno gradualmente cedendo e così, dati alla mano, negli ultimi 10 anni hanno chiuso un quarto delle botteghe e dei negozi aperti nei centri urbani.

Si tratta di una trasformazione epocale che sta ridisegnando la mappa delle nostre città, dei nostri borghi come mai in passato è avvenuto.

Neanche durante le guerre e le carestie c’era stata una concentrazione di cambiamenti simile.

Che cosa sta cambiando.

Non muta solo il luogo fisico dove viene acquista la merce ed i servizi.

Si è modificato anche il modo di ‘vivere lo shopping’.

Alla domenica le famiglie e le coppie si recano in ‘gita’ all’outlet od al mega centro commerciale.

Non più il pranzo dai nonni o ‘fuoriporta’ (o comunque meno del passato). Oggi, si tende maggiormente a mangiare al fast food del mega ipermercato.

Non si trascorre più la domenica a passeggio in città. Oggi, si percorrono i corridoi e le gallerie del mega outlet, magari, soltanto per fare una passeggiata.

Le città sono sempre meno ‘commerciali’ (per non parlare dei piccoli borghi) e questo, influisce su un insieme di fattori :

  • il valore dei fondi commerciali che soltanto nell’ultimo anno è sceso del 15% circa ed il numero degli spazi commerciali vuoti ha raggiunto cifre da capogiro;

  • sono sempre di più le persone che lavorano la domenica ed il sabato e questo, ha stravolto una serie di usanze, abitudini ma anche indirettamente : business e modi di consumare;

  • la iperspecializzazione e la nicchia, sta diventando per molte attività la strada da battere per sopravvivere in questo rapido e travolgente mutamento;

  • ecc..

Siamo soltanto all’incirca nel mezzo del fiume e molto dovrà ancora accadere.

Indietro non si torna anche se non è facile individuare i tempi e la destinazione.

Buon lavoro.

Andrea Figoli.

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