Come diventare fisioterapista.

aprile 16, 2013 | Libera professione

Nella scorsa puntata del reportage dedicato alla professione di fisioterapista abbiamo definito il ruolo e la funzione di questo operatore, parlando anche del percorso professionale necessario ad ottenere l’abilitazione professionale.

fisioterapia1

DIVENTARE FISIOTERAPISTA : L’ALBO.

 

Proprio su questo aspetto occorre aggiungere che recentemente è stato anche istituito l’Albo online dei fisioterapisti, accessibile al sito www.albofisioterapisti.com. Si tratta di un elenco digitale che accoglie i dati e i titoli dei fisioterapisti abilitati operanti in Italia. L’Albo, istituito su iniziativa di fisioterapisti e definito non ufficiale, rappresenta una sorta di banca dati contenente non solo i riferimenti dei fisioterapisti, ma anche il loro curriculum professionale e la versione PDF dei loro attestati e titoli di qualifica professionale. L’elenco online sostituisce il classico Albo tenuto dall’Ordine professionale di appartenenza. Quello dei Fisioterapisti, però, ancora non esiste ed è stato fino ad oggi rappresentato dall’AIFI, l’Associazione Italiana Fisioterapisti, che pubblica ogni anno l’Albo regionale e dalla Federazione Italiana Fisioterapisti (FIF), che tiene il Registro dei Fisioterapisti e per la cui iscrizione è previsto il sostenimento di un esame volontario ed il rilascio di un’attestazione delle competenze possedute. Le associazioni di categoria rivendicano da tempo l’istituzione dell’Ordine nazionale dei Fisioterapisti, presente in altri Paesi e in grado di garantire la tutela e la sorveglianza nell’esercizio della professione. Con l’istituzione dell’Ordine si potrebbe forse eliminare anche il fenomeno dell’abusivismo.

Physical Therapist Working with Senior Woman

In ogni caso, il percorso formativo obbligatorio per esercitare la suddetta professione è stato reso noto nel corso della prima parte del nostro approfondimento. Una proposta di legge per riformare la professione di Fisioterapista, con relativa istituzione dell’Ordine o Collegio professionale, risale addirittura al 1997. Il disegno di legge era stato presentato dal senatore De Anna e nella relazione introduttiva allo stesso si segnalava proprio l’anomalia normativa italiana, riferita proprio all’esercizio di questa professione. Nella suddetta relazione, il proponente si esprimeva così: “L’Italia nel settore professionale della terapia fisica e riabilitativa presenta un’anomalia di fondo rispetto agli Stati membri dell’Unione europea, in quanto il decreto legislativo del 27 gennaio 1992 n. 115, attuativo delle direttive 89/48/CEE e 92/51/CEE, si riferisce ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni…”. Quindi, in teoria, secondo le normative europee, i fisioterapisti dovrebbero avere una formazione universitaria a cui dovrebbe seguire l’esame di Stato e l’iscrizione all’Albo professionale. Nel nostro Paese esiste, invece, l’obbligo della formazione universitaria, ma senza il passaggio obbligato dell’esame di Stato e dell’iscrizione al relativo Ordine professionale. Il percorso nazionale di accesso alla professione è estremamente semplificato, ma sembra che gli addetti ai lavori non siano contenti di questa semplificazione. I corsi universitari sono a numero chiuso e questo dovrebbe evitare la saturazione del mercato. In effetti, la saturazione del mercato dei fisioterapisti non si realizza all’interno della categoria, ma attraverso l’esercizio abusivo della professione. L’esercizio abusivo della professione rappresenta una delle maggiori criticità del lavoro di questo operatore. Gli spazi di mercato esistono ancora, ma tra fisioterapisti vecchi, nuovi e abusivi, gli spazi si stanno restringendo sempre di più. Nella scorsa puntata segnalavamo che per lavorare come fisioterapista non sarebbe stato necessario emigrare o trasferirsi altrove, ma operare in ambito locale, in realtà piccole dove è essenziale l’intervento diretto di questo operatore. La riabilitazione neurologica e motoria, praticata in piccoli ambiti territoriali, trova spazio nelle case di riposo per anziani e nell’assistenza domiciliare. Una buona fetta del target di pazienti per le nuove generazioni di fisioterapisti è rappresentata, infatti, dagli anziani. Al secondo posto seguono le vittime di incidenti e traumi vari o soggetti che sono usciti dal coma o pazienti, anche giovani, affetti da gravi patologie neurodegenerative, come la sclerosi multipla. L’inizio della professione è sempre difficile, come qualsiasi altra. Si può cominciare prestando la propria opera presso le case di riposo. A volte si inizia anche in ambito sportivo offrendo prestazioni motorie a fini preventivi ( palestre, centri benessere, ecc.). Il punto di arrivo del fisioterapista, però, non è quello di ripiegare sulle opportunità che vengono offerte, ma anche quello di valutare l’avvio di uno studio privato, dove offrire riabilitazione a fini terapeutici e quindi prestazioni di tipo sanitario. Capiremo meglio come avviare uno studio privato di fisioterapia, nella prossima puntata. Seguiteci.

 

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

Fisiomedicalcenter.it

Autoplusbasket.blogspot.com

 

 

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