Esportare all’estero.

aprile 10, 2013 | Fare business all'estero

Di fronte ad una stagnazione dei consumi che sta assumendo dimensioni gravi(o meglio ancora :dinanzi ad un crollo degli acquisti sul mercato interno), le imprese sono sempre di più in affanno perché in molti casi risultano sovradimensionate rispetto alla domanda attuale di beni e servizi che il mercato nazionale esprime.

La necessità di guardare ‘fuori’.

Nel corso degli anni passati, in particolare le piccole e medie imprese, si sono organizzate (e strutturate) per far fronte ad una determinata quantità (e qualità) di domanda che oggi purtroppo sul mercato interno non riesce più ad esprimersi.

Negli ultimi 5 anni, il crollo della domanda sul mercato interno ha particolarmente colpito molte aziende, alcune delle quali ben organizzate e dotate di personale qualificato, elevati standard produttivi, ecc..

In alcuni settori, il crollo della domanda ha raggiunto picchi anche del 70% nel giro di soli 3 o 4 anni, colpendo gravemente molte imprese che erano impreparate ad affrontare un evento simile.

Una situazione chiaramente insostenibile per determinati settori che non possono gestire simili cali della domanda elevati per periodi prolungati.

Se da una parte, le imprese hanno ridotto alcuni costi, dall’altra, per poter mantenere vivi e redditizi questi business, hanno il bisogno di ‘ricominciare a vendere’, guardando però ad aree e mercati in grado di assorbire i prodotti ed i servizi realizzati.

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Esportare all’estero. Da dove cominciare.

Se negli anni ottanta e novanta abbiamo assistito ad un processo di delocalizzazione produttiva, ossia, lo spostamento di intere aziende e lavorazioni all’estero, ‘svuotando’ il nostro Paese di molte produzioni, da qualche tempo, l’internazionalizzazione delle imprese, è diventato il motto seguito da tanti imprenditori.

Che cosa significa esportare all’estero od internazionalizzare il proprio business?

Si tratta di due concetti diversi e nello stesso tempo connessi che fanno riferimento alla necessità dell’impresa di allargare il proprio giro di affari su nuovi mercati e quindi, nuovi paesi (talvolta, anche nuovi continenti).

Esportare i propri prodotti (od anche i servizi prodotti) in altri paesi è fattibile a patto di seguire un piano ben preciso.

Vendere vino, olio, abbigliamento, macchinari, ecc. in altri paesi, è un obiettivo importante ma va pianificato tenendo conto di una serie di aspetti :

lo studio del mercato del paese (o dei paesi) in cui si intende esportare. Quindi, è necessario comprendere che tipo di necessità esiste, qual è il segmento di riferimento, chi sono i competitors, che tipo di prodotti attualmente vengono ‘consumati’, ecc..

Sopratutto, occorre capire i gusti, le modalità di consumo, la capacità di spesa dei potenziali acquirenti, ecc., insomma, è necessario approfondire la conoscenza di quel specifico mercato.

Esportare, significa andare incontro ai bisogni di quei consumatori che spesso non conosciamo.

le normative vigenti. Se prendiamo ad esempio i prodotti alimentari, ci rendiamo conto che alcuni paesi come USA e l’Australia, applicano controlli e richiedono documentazione ben diversa (e più elaborata) di altri paesi europei.

E’ necessario quindi predisporsi per conoscere e gestire queste problematiche.

Esistono imprese (agenti) che si occupano di tutte le pratiche legate all’esportazione in direzione di alcune nazioni e sono in grado di gestire queste operazioni con successo.

Inoltre, le leggi che occorre conoscere non solo soltanto quelle inerenti ‘l’importazione’ ma riguardano lo stesso commercio interno di quella nazione.

Se ad esempio si effettua il commercio di prodotti come le sigarette elettroniche, è giusto prendere atto che ogni nazione ha normato questo settore in maniera diversa da altri stati e quindi, la conoscenza di un determinato mercato, passa anche dalla verifica delle normative in corso.

Ovviamente, occorre comprendere anche i costi necessari per gestire tutte queste operazioni.

Nella seconda parte si continua l’approfondimento di questa tematica.

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