Aprire un’attività redditizia all’estero. Seconda parte.

maggio 24, 2013 | Fare business all'estero

 Nella prima parte, ci siamo soffermati su alcuni punti importanti che riguardano la scelta di avviare un’attività all’estero.

Nell’avvio di un business in un altro paese, occorre considerare un insieme di elementi e di azioni che vanno attuati ed oggi, con l’ausilio di una testimonianza, cercheremo di sottolineare alcuni di questi aspetti in misura maggiore.

Aprire un’attività all’estero : la testimonianza.

Il signor Mario, ha gestito per oltre 8 anni uno stabilimento manifatturiero in Romania e contestualmente, ha avviato anche un’attività commerciale in quel Paese.

Inoltre, ha investito in Brasile nel mercato immobiliare, acquisendo anche la quota di un ristorante.

Oggi, ascoltiamo dalla sua esperienza alcune ‘pillole di saggezza’.

‘Sono arrivato in Romania nella prima metà degli anni novanta.

Mi sono subito reso conto delle enormi potenzialità che il Paese aveva e degli spazi di crescita che negli anni successivi, avrebbero permesso ad imprese ed investitori di trarre grossi vantaggi.

Ho avviato uno stabilimento come terzista per conto di committenti italiani e per alcuni anni, l’attività mi ha garantito profitti interessanti.

Nel frattempo, ho anche investito nel mercato immobiliare locale.

La Romania, non è un paese semplice e non lo sono neppure la maggior parte dei paesi in crescita, per chiunque si rechi ad investire od aprire nuove attività.’

 

Aprire un’attività all’estero : cosa non fare.

‘Tutti noi, pensiamo di recarci all’estero e di muoverci e ragionare come se fossimo a casa nostra.

Questo, è uno degli errori e dei limiti maggiori in cui maggiormente si rischia di cadere.

Una cosa, sono le opportunità potenziali, un’altra, è la capacità di saperle cogliere.

Se un imprenditore continua a ragionare ed agire come se fosse sempre a 10 chilometri da casa sua, PRENDERÀ SICURAMENTE DELLE GRANDI CANTONATE!

Ogni paese ha il suo ritmo, le sue abitudini, le sue priorità.

Non è detto che in un certo paese il valore della famiglia, del lavoro, del risparmio, od il modo di vestirsi, nutrirsi, divertirsi, ecc..debba per forza essere simile al nostro.

Ho visto imprenditori capaci e con anche 30 anni di esperienza sul campo, trovarsi in grossa difficoltà di fronte ad abitudini diverse.

E sto parlando di imprenditori abituati a lavorare anche 15 ore al giorno, sette giorni su sette, ottimi formatori di personale, buoni amministratori ma ‘spiazzati’ dalle diverse abitudini e  dai differenti modi di rapportarsi con le persone e con i valori cosiddetti ‘tradizionali’.

La capacità di adattarsi a situazioni differenti, non significa solo accettare passivamente determinati contesti ed abitudini.

Significa sopratutto costruire un business modellato sul paese in cui si investe.

Se si apre un ristorante in un determinato paese, dobbiamo capire che la pizza per un italiano od un napoletano in particolare, non è la stessa cosa che  per un abitante di una cittadina del Brasile , della Romania o di altri territori.

Anche gli orari, il modo di rapportarsi con il cibo, è differente e non basta quindi essere dei buoni cuochi, pizzaioli o gestori di ristorante, serve sopratutto entrare nella mentalità locale e capire come meglio rispondere alle loro domande ed in quale maniera ottenere i migliori risultati.

Purtroppo, la tentazione di imporre il nostro ‘modello’ o di ‘irrigidirsi’, porta solo ad errori!’

Nella prossima puntata, ascolteremo la seconda parte dell’intervista che ci consentirà di chiarirci le idee su tanti luoghi comuni e dubbi che molti aspiranti imprenditori in altri paesi hanno e che sono causa molte volte di grossi errori.

Continua.

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