Come diventare fisioterapisti.

luglio 4, 2013 | Libera professione

Dopo aver esaminato in lungo e in largo gli aspetti pratici e formativi della professione di fisioterapista passiamo ad occuparci del lato imprenditoriale di questo operatore che può lavorare in proprio avviando uno studio di fisioterapia. Come potrete notare stiamo mantenendo la promessa fatta già nella scorsa puntata, dove avevamo annunciato che in questo articolo ( terza parte del reportage) avremmo parlato proprio di come avviare uno studio privato di fisioterapia. Come tutte le attività autonome, anche l’avvio di uno studio di fisioterapia deve essere considerato sotto uno stretto punto di vista imprenditoriale, senza, però, trascurare anche gli aspetti medico sanitari che un tipo di attività come questa comporta.

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COME DIVENTARE FISIOTERAPISTI. AVVIARE UNO STUDIO.

 

L’avvio di uno studio di fisioterapista è sottoposto a specifiche norme regionali che possono variare da una Regione all’altra. Bisogna inoltre distinguere l’avvio di uno studio condotto individualmente dal fisioterapista dall’avvio di un ambulatorio privato di fisiokinesiterapia condotto dall’operatore omonimo e da collaboratori e dipendenti, perché la procedura di avvio delle due tipologie di attività è diversa e sottoposta sempre a delle variazioni stabilite dalle singole autorità regionali. Per l’avvio di uno studio professionale di fisioterapia bisogna presentare una Denuncia di Inizio Attività (DIA) al Comune o alla Ausl ( dipende sempre dalle norme regionali) e allegare una serie di documenti, tra cui il Diploma di Laurea Triennale di Fisioterapista o Terapista della Riabilitazione o altro titolo equipollente in base alle normative vigenti.

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Secondo la legge sono equipollenti alla laurea triennale in Fisioterapia anche i seguenti titoli: Fisiokinesiterapista, Terapista della riabilitazione, Tecnico fisioterapista della riabilitazione, Terapista della riabilitazione dell’apparato motore e Massofisioterapista con corso triennale. Alcune questioni sull’equipollenza dei titoli sono state oggetto di controversie con il Consiglio di Stato, in particolare per la professione di massofisioterapista, ma fino a quando non ci sarà una sentenza definitiva vengono fatte salve le disposizioni di legge. Altri riferimenti sull’equipollenza dei titoli sono richiamati nella prima parte del nostro reportage. Tornando al discorso iniziale, ovvero all’avvio di uno studio privato di fisioterapia, occorre aggiungere che alla DIA, oltre al titolo di studio, vanno allegati anche: planimetria dei locali; copia del contratto di affitto o atto di acquisto dei locali; certificato di destinazione d’uso degli stessi; relazione tecnica, redatta da un progettista abilitato, che attesti l’agibilità, la sicurezza e la conformità degli impianti elettrici alle norme vigenti, nonché l’eliminazione delle barriere architettoniche. Lo step che accompagna l’avvio dello studio è anche l’apertura della partita Iva e la tenuta dei libri contabili che comprendono il registro degli acquisti, delle spese e il bollettario per l’emissione delle Ricevute sanitarie. Sotto il profilo fiscale si ricorda che le prestazioni del fisioterapista sono esenti da Iva. Lo studio professionale può essere pubblicizzato, ma per farlo occorre richiedere l’autorizzazione del Sindaco che rilascerà un numero di concessione a seguito del quale si potrà procedere a promuovere l’attività dello studio. L’avvio di un ambulatorio di fisiokinesiterapia con presenza di collaboratori e dipendenti, necessita, invece, della presenza di un direttore sanitario ( un medico) e dell’autorizzazione della Ausl, così come accade per l’avvio di altri centri ambulatoriali privati. Alcune Regioni possono richiedere questa procedura anche per gli studi privati di fisioterapia che utilizzano apparecchiature elettromedicali a corredo dell’attività, ma trattandosi di norme ad alto tasso di variabilità regionale è sempre meglio informarsi presso gli uffici Ausl della propria zona di residenza. La forma giuridica di uno studio privato di fisioterapia può essere la ditta individuale e l’associazione tra professionisti che devono , però, possedere, ognuno, un proprio numero di partita Iva per rilasciare direttamente le ricevute ai pazienti assistiti. La forma giuridica dell’associazione tra professionisti permette di contenere i costi di gestione dello studio, come spese di affitto e pagamento delle utenze. La destinazione d’uso dei locali adatti a uno studio di fisioterapia deve essere A10, cioè specifica per gli studi professionali. Nella prossima puntata svilupperemo ulteriormente il nostro reportage occupandoci delle caratteristiche dei locali, degli arredi, delle attrezzature da utilizzare per l’esercizio dell’attività e dei relativi costi.

 

Fonti dei dati:

http://www.aififvg.it/index.nis?mod=forum

http://www.aifilombardia.net/giuridico/144-titoli-equipollenti-.html

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

casadicurasanpiox.it

poliambulatoriobcp.it

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