Resistere alla crisi. Imprenditori che resistono.

agosto 9, 2013 | Fare impresa

Le imprese che ‘resistono’ sono veramente tante ogni giorno e questo aspetto, è diventato anche il nome di un’associazione di imprenditori ma nella realtà di tutti i giorni, la ‘resistenza’, è una strategia, una tecnica che centinaia di migliaia di professionisti, imprenditori di ogni settore portano avanti per cercare di rimanere a galla e traghettare la propria attività negli anni a venire.

Nel redazionale scorso, abbiamo accennato a tutte quelle azioni e strategie che sempre più frequentemente molti imprenditori attuano per tentare di resistere alla crisi generale dell’economia più e specificatamente nel settore in cui operano.

In questo post, non parleremo delle strategie di rilancio e diversificazione di un business (di cui più volte in passato abbiamo trattato), bensì delle tattiche e strategia mirate a ‘ridurre costi’, rinviare pagamenti, trucchi, spesso anche al limite del corretto per riuscire a ritagliarsi uno spazio di sopravvivenza maggiore, ecc..

Molte iniziative portate avanti, sono comuni a moltissimi imprenditori e riguardano genericamente :

il taglio dei costi ordinari;

il rinvio degli investimenti;

lo spostamento al futuro di alcuni pagamenti;

la riduzione dove è possibile del personale;

la ricontrattazione dei contratti di fornitura (utenze di vario tipo, acquisto di beni e servizi, ecc.);

l’esternalizzazione di alcune lavorazioni;

ecc..

 

Reindexsistere alla crisi. Tecniche di sopravvivenza.

 

 

Nella realtà di tutti i giorni però, molti imprenditori si stanno ‘inventando’ idee e soluzioni anche originali per ‘tamponare’ alcune situazioni.

 

Oggi, vogliamo dare anche spazio a quelle esperienze di imprenditori che in maniera individuale, sono servite a far ‘sopravvivere’ l’attività e trainarla in avanti.

 

Diamo la parola al signor Marco (nome di fantasia poiché nessuno vuole farsi riconoscere per ragione ovvie) che ci illustrerà la sua esperienza e quella di alcuni suoi colleghi.

‘Faccio l’imprenditore da almeno 30 anni.

Da 4 anni almeno, la situazione per la mia attività si è aggravata seriamente.

Per mia fortuna, nel corso del tempo, sono riuscito a costruirmi una famiglia, una casa e mettere da parte qualcosina.

In questi ultimi 4 anni, fra mancati guadagni, insoluti e problemi di vario tipo, banche sempre più ‘strozzine’ e debiti accumulati con enti previdenziali, la situazione è degenerata.

Ho ridotto il personale, ho eliminato ogni forma di investimento,ho tagliato su tutto!

Tutto questo, è servito solo in parte!

Negli ultimi 6 mesi, dovendo coprire alcuni servizi ‘non continuativi’, ho utilizzato personale esterno con partita iva o con contratti da stagisti.

E’ una pratica a cui mai avrei pensato di ricorrere ma ora purtroppo, la priorità per me come per tanti altri imprenditori, è sopravvivere.

Un mio collega, giusto per fare un esempio, ha chiuso la ditta facendo fallimento e ne ha riaperta un’altra riassumendo solo una parte del personale con contratti nuovi ed a costi del 20/30% inferiori a prima. 

Chiudendo la vecchia ditta, non ha pagato una parte dei fornitori ma in questo modo, si è garantito la sopravvivenza.

Premetto che durante i suoi 38 anni di attività ha sempre agito correttamente. Ha fatto ‘il bandito’ per necessità.

Se non lo avesse fatto, nel giro di 8 /9 mesi avrebbe dovuto comunque chiudere.

Questo, è  un esempio purtroppo sempre più diffuso.

Si tratta di pratiche diffuse ormai frequenti e che anche molti imprenditori ‘per bene’, sono costretti ad attuare se intendono continuare con l’attività.’

Si continua nella seconda parte per approfondire questo trema con esempi concreti portati da imprenditori che stanno vivendo in maniera drammatica la crisi.

 

Continua.

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