Come si diventa consulente.

ottobre 1, 2013 | Libera professione

Nei precedenti due post, abbiamo affrontato il tema legato alla professione di consulente ed in particolare, la scelta effettuata da molte persone di lasciare una ‘posizione sicura’ in qualità di lavoratore dipendente o di collaboratore di uno studio professionale per mettersi in proprio.

Si tratta per lo più di una scelta dettata dalla voglia di raggiungere nuovi traguardi ed obiettivi, cambiando la propria vita in meglio.

In taluni casi invece, è legata alla necessità di ‘rimettersi in gioco’ dopo un periodo di lavoro sottopagato e con poche prospettive future.

Ci sono poi anche una serie di situazioni di ulteriore natura.

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Diventare un consulente. Le scelte da fare.

In ogni caso, si tratta di una decisione importante che va affrontata valutando una serie di aspetti di cui abbiamo avuto modo di verificare nelle due precedenti puntate.

Nel corso del post precedente, abbiamo cominciato ad ascoltare la testimonianza di un consulente che 12 anni prima ha lasciato la posizione di collaboratore presso uno studio professionale per mettersi in proprio.

Riprendiamo da dove abbiamo interrotto.

‘La scelta di ‘lanciarmi’ in questa avventura, non era legata ad un’insoddisfazione latente o derivante da frustrazioni subite e portate avanti a causa del lavoro ma rientrava in un vecchio sogno che mi trascinavo sin da ragazzo.

Ho pianificato la scelta di ‘mettermi in proprio’ (il momento e la modalità) sapendo che per il primo anno e probabilmente anche per il secondo, avrei dovuto stringere ‘la cinghia’.

Ero giovane e non avevo impegni di natura familiare.

Vivevo ancora con i genitori.

Questo però non significa che essendo ‘svincolati’, si possa fare ciò che si vuole. Sarebbe un errore terribile perché in quel caso, si rimane convinti di poter evitare di prendere impegni con se stessi.

Occorre da subito ragionare come dei veri professionisti.

Ho preparato un piano di azione, un calendario con una serie di obiettivi.

Nel momento in cui ci si mette in proprio, cominciano anche i costi fissi, pochi o tanti che siano.

Ho cercato ovviamente di limitarli ma è impossibile azzerarli del tutto.

Mettersi in proprio. Il piano di battaglia.

Oltre un anno prima di uscire dallo studio per cui lavoravo, avevo studiato un piano di azione abbastanza dettagliato.

Non ho fatto alcuna scelta a caso anche se poi, non tutto quello programmato si riesce ad azzeccare.

Alcuni aspetti, ho dovuto riconsiderarli ed anche determinate scelte le ho rinviate al futuro.

Mentre al contrario, ho dovuto portare avanti delle iniziative che speravo di gestire in una seconda fase(anche per via dei costi e degli impegni).

Il fatto però di essermi ben organizzato e preparato anche mentalmente, mi ha aiutato moltissimo.

Per esperienza posso dire di essere riuscito nell’intento grazie alla buona volontà, al periodo positivo(certamente migliore dell’attuale), ad un piano organizzato, alle competenze (se non le hai non vai lontano..) ed anche alla fortuna che serve sempre.

 

Diventare un consulente di successo. Quanto contano le motivazioni.

 

Credo che le motivazioni siano un fattore importante, talvolta fondamentale per prendere certe decisioni ma anche per superare i momenti critici che non mancano mai.

Io ero ben motivato, altri magari, lo sono meno.’

 

Ringraziamo il nostro ospite per i consigli preziosi che ci ha lasciato e ci apprestiamo (nella prossima puntata) ad ascoltare anche l’esperienza non positiva di un consulente che dopo aver lasciato la precedente posizione di ‘collaboratore’ di studio di consulenza, si è messo in proprio cercando di costruire una propria realtà.

Anche (a volte sopratutto) dalle esperienze negative, c’è molto da imparare.

 

Continua.

 

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