Delocalizzare un’impresa.

ottobre 6, 2013 | Redazionale

Buon lunedì,

il tema della fuga delle imprese e degli imprenditori dal nostro Paese è ogni settimana al centro dell’attenzione di molte discussioni, talk show, ecc. anche a causa del numero crescente di attività che chiudono e che lasciano l’Italia.

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Delocalizzare un’attività. Cosa vuol dire realmente.

Delocalizzare, è un termine poco ‘apprezzato’ sia dai lavoratori(che vedono a rischio il posto di lavoro), dagli enti locali(che temono uno ‘svuotamento’ di imprese dal territorio) ma anche dagli stessi imprenditori che sanno benissimo (al di là degli slogan e di qualche affrettata dichiarazione) che non è facile ed immediato, ‘sbaraccare’ e ricominciare altrove in breve tempo.

Esistono infatti un insieme di problemi tutt’altro che risolvibili in quattro e quattrotto, come certi consulenti talvolta vogliono ‘vendere’.

Spostare all’estero un’impresa.

Recentemente, il comune di Chiasso situato nel Canton Ticino, al confine con l’Italia, attraverso l’impegno diretto del suo sindaco, ha proposto agli imprenditori italiani di delocalizzare in Svizzera, a 3 chilometri dal confine italiano per usufruire delle agevolazioni fiscali e burocratiche che il Paese elvetico offre in più rispetto all’Italia.

In realtà, saranno poche quelle imprese che potranno sperare realmente di reinsediarsi facilmente oltre confine senza dover rivedere buona parte della propria formula imprenditoriale.

Come delocalizzare un’impresa. Non è tutto così facile.

E’ certamente molto più semplice cominciare da capo con un’attività produttiva in un determinato paese che spostarvi un’impresa e riuscire in tempi rapidi a ripartire con la produzione.

Se prendiamo ad esempio la Svizzera, da una parte, c’è la possibilità di ‘pagare meno’ dal punto di vista fiscale, oltre ad usufruire di una burocrazia molto, molto superiore ed efficiente rispetto al nostro Paese.

Dall’altra però, i costi della manodopera a cui gli imprenditori italiani sono abituati, non permette un facile inserimento in quanto i salari, anche riferiti a operai ed impiegati, sono parecchio più alti.

Non parliamo poi di tanti piccoli e medi imprenditori italiani che si sono abituati a contratti atipici (collaborazioni, partite iva, stage, ecc.) per mantenere basso il costo del livello del lavoro.

Per certe mansioni, c’è il rischio di pagare anche 2 o 3 volte in più almeno rispetto ai costi ‘italiani’.

Delocalizzare in Romania. Le problematiche.

Per risparmiare sui costi, molti imprenditori sono andati (scappati) in passato (ed anche oggi) in Romania oppure, nella vicina Moldavia.

Uno dei problemi che una piccola impresa deve affrontare però, è quello dell’avvio e della fase di start up del progetto nel nuovo paese.

Per un piccolo imprenditore, attratto dai bassi costi della manodopera e dai risparmi fiscali di sicuro interesse, vuol anche dire, dover dedicare molti mesi a selezionare e gestire la localizzazione produttiva, la scelta e l’addestramento del personale, la gestione di ogni pratica burocratica e sopratutto (in molti casi):

mettere in conto il cambio della propria vita, intesa come consuetudini, legami, ecc..

Non è una cosa che tutti sono disponibili a fare!

Trasferirsi all’estero.

Abbiamo già dedicato in passato parecchio spazio alla delocalizzazione produttiva di una PMI.

Delocalizzare o internazionalizzare, significa molte volte per un piccolo imprenditore, spostarsi e vivere per un periodo più o meno lungo all’estero.

Questo, comporta non solo ampie ripercussioni relative alla propria vita privata ma anche alla possibilità di gestire quella parte di ‘affari’ che sino ad oggi sono stati seguiti direttamente in Italia.

In questo breve redazionale, si è voluto provare a ‘guardare’ la delocalizzazione da un’altra ottica, anche da punto di vista delle criticità e non solo come opportunità.

Torneremo su questo argomento in maniera più approfondita a breve.

Buon lavoro.

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