Fare il medico.

ottobre 23, 2013 | Libera professione

Anche se avevamo considerato chiuso il tema relativo a diventare medico di famiglia, è necessario riaprirlo, perché alcune nuove leggi hanno introdotto delle interessanti novità sulle modalità di lavoro di questo medico. Dopo una seduta durata circa sei ore, il Consiglio dei Ministri, in data 5 settembre 2012, ha, infatti, varato il “Decreto Sanità” che, tra l’altro, riforma anche l’assistenza medica territoriale, cioè quella demandata ai medici di famiglia, ai pediatri di libera scelta ed agli specialisti ambulatoriali. 

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Fare il medico. Le ultime news.

Tutte queste figure, a partire da adesso, potranno consorziarsi per dare vita a studi medici aperti al pubblico 24 ore su 24 e sette giorni su sette. L’iniziativa era stata caldeggiata già qualche mese fa dal governo, non senza polemiche da parte delle organizzazioni dei medici, che minacciavano scioperi e manifestazioni. Poi, le temute proteste non sono arrivate e durante la notte del 5 settembre 2012 è stato approvato il decreto che cambia il volto della sanità locale. Ma cosa accadrà effettivamente con questo decreto? Accadrà quello che abbiamo appena detto, ovvero che i medici potranno associarsi tra loro per creare studi operativi tutti i giorni, festivi compresi. Questa novità sanitaria servirà a decongestionare i centri ospedalieri di pronto soccorso, che da anni sopportano un ‘inesauribile mole di interventi causata dall’abitudine dei pazienti di affollare le corsie anche in caso di disturbi banali e facilmente trattabili dal medico di famiglia. Il decreto apre anche delle interessanti opportunità di lavoro per i medici di base, i pediatri di libera scelta, i medici di guardia e gli specialisti ambulatoriali, che potranno associarsi tra loro per offrire una copertura sanitaria a 360 gradi. C’è da dire che la possibilità di associazionismo, per i medici di famiglia, era già prevista dall’Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina dei rapporti dei medici di famiglia o di medicina generale. Questa opportunità non è stata però utilizzata dalla gran parte dei medici di famiglia, come abbiamo già sottolineato nelle scorse puntate del nostro reportage sul tema. Dal punto di vista pratico, i medici di famiglia e gli altri colleghi affini dovranno operare secondo criteri di efficienza e produttività che sono collegati anche a criteri imprenditoriali.

A young caring doctor

La professione di medico. Il futuro.

Gli studi medici dovranno, quindi, avere dimensioni maggiori ed essere dotati di attrezzature e di strumentazioni diagnostiche di base per eseguire accertamenti ed esami urgenti. Con questa legge, anche i nuovi medici convenzionati potranno avere l’opportunità di lavorare gestendo un congruo numero di pazienti ed effettuando dei turni assieme agli altri colleghi. Un solo grande studio potrà essere attrezzato per visite a bambini, adulti ed anziani, fruendo della collaborazione di diversi specialisti, ognuno chiamato a valutare, assieme al collega medico di famiglia, le condizioni di salute del paziente e ad effettuare diagnosi e prescrizioni di farmaci o di ulteriori esami. Il decreto sanità cambia molte cose, anche il regime delle visite private ( intramoenia) rese da medici ospedalieri. Il nostro reportage, però, riguarda nello specifico la figura del medico di famiglia, per cui, per ulteriori approfondimenti, rimandiamo ad altre fonti. L’integrazione professionale tra medici sarà affidata alle Regioni, che dovranno implementarla secondo propri modelli organizzativi. Questo fa temere uno slittamento nell’attuazione delle regole del decreto. L’adesione dei medici a questi consorzi sanitari, attivi sette giorni su sette e 24 ore su 24, sarà libera, e qui si teme un’altra falla che potrebbe portare a una scarsa applicazione del decreto. Quel che è certo è che i medici più giovani, quelli che hanno necessità di iniziare a lavorare e di avere un congruo numero di pazienti, con questa norma hanno l’opportunità di riuscire a realizzare i loro obiettivi, puntando sul gioco di squadra e su un modello operativo del tutto nuovo e con un impatto sicuramente positivo nell’ambito della sanità territoriale. Ecco, in sintesi, cosa dice l’articolo 1 sull’assistenza primaria territoriale, approvato con decreto, dal CdM: “Si riorganizzano le cure primarie, nella consapevolezza che il processo di de-ospedalizzazione, se non è accompagnato da un corrispondente e contestuale rafforzamento dell’assistenza sanitaria sul territorio, determina di fatto una impossibilità per i cittadini di beneficiare delle cure. I punti qualificanti del riordino delle cure primarie sono:

 

-integrazione monoprofessionale e multiprofessionale per favorire il coordinamento operativo tra i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, gli specialisti ambulatoriali, secondo modelli individuati dalle Regioni anche al fine di decongestionare gli ospedali;

 

-ruolo unico ed accesso unico per tutti i professionisti medici nell’ambito della propria area convenzionale al fine di far fronte alle esigenze di continuità assistenziale, organizzazione e gestione;

 

-sviluppo dell’ICT quale strumento irrinunciabile per l’aggregazione funzionale e per l’integrazione delle cure territoriali e ospedaliere”. Insomma, i presupposti per cambiare in meglio la sanità ci sono, adesso si spera che vengano al più presto attuati.

 

 

Rosalba Mancuso

 

Fonti immagini:

 

Assionline.com

 

Barlettalife.it

 

 

 

 

 

 

 

 

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