Dove si pagano meno tasse.

febbraio 23, 2014 | Redazionale

 Buon lunedì,

mentre i media nazionali sono sempre di più impegnati a dare spazio a notizie di ‘distrazione di massa’, migliaia di aziende ed imprenditori, in numero crescente, stanno lasciando il Paese verso altri lidi, attratti da una serie di vantaggi : fiscali, competitivi, ecc..

Una fuga che diventa sempre più massiccia e coinvolge una varietà di imprese assai ampia, caratterizzata anche dal fatto che questi imprenditori e manager non si ‘nascondono’ più (come talvolta accadeva in passato)dietro a scuse fittizie ma fanno riferimento ad un sistema fiscale italiano ormai divenuto insostenibile.

Dalla Fiat, a Yahoo Italia, giusto per ricordare un paio di nomi conosciuti, per non parlare di una miriade di imprese piccole, medie e grandi che stanno ‘sbaraccando’ nella quasi indifferenza di giornali e televisioni, per non dire poi dei sindacati e dei politici.

Dove si pagano meno tasse. In quale paese spostarsi.

Uno dei fattori che maggiormente spinge le imprese a lasciare il Belpaese, è senza dubbio una più modesta imposizione fiscale e contributiva offerta da altre nazioni che consente a chi fa impresa di pagare molte meno imposte e riuscire a rimanere maggiormente competitivi in un mercato globale sempre più ‘arduo’ e dove i ‘territori’ globali, intesi come nazioni, regioni, ecc., fanno a gara per attirare il maggior numero di investimenti ed aziende.

A cominciare da questo post, dedicheremo sempre maggiore spazio a questo tema, per presentare una serie di paesi che offrono condizioni migliori, non solo relativamente alla pressione fiscale ma anche per tutta una serie di altri fattori ‘positivi’ che facilitano lo sviluppo di business di ogni tipologia.

In quale paese spostare un’azienda? Dove pagare meno tasse.

Considerando che la pressione fiscale italiana è una delle più alte al mondo, è sufficiente elencare oltre il 90% delle nazioni per dire semplicemente dove si pagano meno imposte e tasse rispetto al nostro Paese.

Concretamente, analizzeremo una serie di nazioni in cui si stanno spostando in prevalenza le imprese italiane : Irlanda, Gran Bretagna, Olanda, Bulgaria, Moldavia, Romania, Polonia, ecc. per verificare se tutto quello che si dice (in termini positivi) è reale.

Pagare meno tasse. Al di là dell’aliquota più bassa.

Non si può certamente considerare la validità di una collocazione all’interno di una nazione solo in base all’aliquota fiscale media che un’impresa od un investitore deve pagare.

In ogni caso, quello della percentuale di imposte pagate all’interno di una specifica nazione, costituisce il fattore di riferimento base che gli investitori e le imprese prendono in considerazione quando analizzano le condizioni di un certo paese.

Per quanto riguarda l’aliquota di riferimento che i paesi ‘più attrattivi’ offrono, varia dal 10 al 30% rispetto ad un livello di imposizione che in Italia supera nettamente il 50%.

Per chi è affezionato ai numeri, questi dati potrebbero essere considerati errati.

In realtà, in Italia, con il passare degli anni, sono aumentate tutte quelle spese ‘indetraibili’ fiscalmente, facendo così accrescere il livello di carico fiscale reale.

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Trasferire l’attività all’estero. E’ sempre possibile?

Se da una parte una molteplicità di imprese differenti come dimensione, tipologia di settore produttivo, ecc. si spostano in altri paesi, pur mantenendo a volte dei presidi produttivi in Italia (vedi la Fiat), non tutti i business però, possono essere trasferiti con facilità oltre confine a causa di una serie di motivazioni connesse alla formula imprenditoriale, alla localizzazione del proprio mercato, alle normative vigenti, ecc..

In concreto, spostare la sede del business in un paese in cui si pagano meno imposte rappresenta certamente un vantaggio ma non sempre ciò è fattibile!

Analizzeremo nelle prossime puntate anche questo aspetto mediante una serie di esempi concreti.

Trasferire un’attività all’estero. I fattori da considerare.

Oltre al carico fiscale, occorre pertanto considerare altri elementi che verificheremo di volta in volta con riferimenti concreti.

Tra questi fattori : il costo del lavoro, la burocrazia, la corruzione, la sicurezza personale, la libertà di fare impresa, gli spazi di mercato (per chi opera solo all’interno dei paesi in cui ci si trasferisce), l’accesso al credito, ecc..

Cercheremo quindi di dare, dove è possibile, alcune risposte alle tante domande che imprenditori ed investitori si pongono in questa fase molto delicata.

 

Buon lavoro.

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