Aprire un caseificio.

marzo 24, 2014 | Fare impresa

Creare un caseificio costituisce talvolta l’evoluzione di tante produzioni zootecniche (anche di piccole e medie dimensioni) che nel corso degli anni hanno ‘riposizionato’ la loro attività (l’impresa agricola) per ottenere margini di guadagno superiore (e garantirsi anche un futuro), gestendo ‘in casa’ tutta una serie di lavorazioni con l’obiettivo di seguire la produzione(del latte), la sua successiva trasformazione (anziché venderlo ad altri) ed anche la vendita finale del prodotto(dopo che è stato ‘lavorato’ all’interno del caseificio).

In questi anni recenti, sono sorti parecchi caseifici di piccole e medie dimensioni in tutta Italia su iniziativa di allevatori, imprenditori agricoli di varia entità od addetti ai lavori che hanno deciso di mettersi in proprio.

I cambiamenti che stanno avvenendo nel mercato (la sempre minor remunerazione per il latte prodotto dagli allevatori, il costo crescente della produzione agricola, ecc.), le normative che fanno riferimento al comparto sanitario (l’igiene ed il protocollo per produrre latticini, ecc.), la presenza di una nuova generazione di piccoli e medi imprenditori operanti nel campo caseario ed agricolo più aperti ed attenti alle trasformazioni, ecc., stanno provocando una serie di ‘cambiamenti’ anche in un settore molto tradizionale come questo.

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Aprire un caseificio. Da dove partire.

Come in ogni progetto, bisogna capire (definire) innanzi tutto alcune cose :

che tipo di impianto si vuole creare (micro struttura, media produzione, ecc.)?

In base agli obiettivi, è necessario pianificare quello che si vuol realizzare.

Come si apre un caseificio. Quali sono le risorse disponibili?

Si può iniziare partendo con alcune decine di migliaia di euro per un piccolo impianto, adattando con una serie di ristrutturazioni un immobile già disponibile e realizzando dei locali idonei alla produzione casearia a norma di legge (a volte basta uno spazio minimo per iniziare) con un investimento base che può essere gestito anche da un piccolo imprenditore (e se serve, anche con l’ausilio di un prestito per la copertura di parte dei costi).

A chi vendo il prodotto?

Per le piccole produzioni, molti imprenditori si stanno da tempo organizzando per gestire in prima persona una vendita diretta.

La distribuzione quindi, può avvenire sia presso il caseificio, adattando un punto vendita e/o stabilendo una serie di ‘relazioni’ con acquirenti che in vario modo (on line, al telefono, presso punto convenzionati, ecc.) comprano i prodotti.

Dove trovo il latte?

Alcuni caseifici acquistano periodicamente il latte dagli allevatori della zona.

Accade che tanti impianti però siano emanazione degli stessi allevatori.

Quindi, uno o più allevatori decidono di produrre latticini impiegando esclusivamente il latte proveniente dai loro animali, consorziandosi e mettendo insieme le risorse necessarie.

Creare un caseificio. Che tipo di produzione effettuare?

In base alla zona in cui si opera, al tipo di latte disponibile (proveniente da allevamenti di ovini, caprini, bovini, ecc.), si pianifica un certo tipo di produzione.

Esistono ovviamente determinate produzioni regolate da normative e protocolli specifici a cui ci si deve attenere.

Costruire un caseificio. Promuoversi.

Abbiamo più sopra evidenziato che per realizzare un caseificio non servono grandi strutture.

A volte, anche in 20 metri quadrati si può adattare un locale adibito per questo tipo di produzione.

Un aspetto che invece bisogna considerare, è quello inerente la promozione.

Garantirsi una domanda continua, sostenuta da una molteplicità di clienti che comprano, ordinano, ecc., è fondamentale se si vuole crescere nel tempo e garantire all’attività una redditività interessante(ed un serenità all’imprenditore).

Aprire un caseificio. Partire con una base e poi, gradualmente crescere.

Si può cominciare con un piccolo locale dotato delle varie attrezzature e poi, crescere nel tempo mano a mano che le risorse disponibili aumenteranno ed anche la domanda dei prodotti tenderà ad incrementarsi con l’arrivo dei nuovi clienti.

Creare un proprio marchio, rendersi visibili con un’identità che definisca una serie di peculiarità :

la produzione artigianale, la qualità, il rapporto diretto con il produttore, la connessione fra la produzione ed il territorio, ecc..

Per una piccola attività, puntare sulla qualità e sul rapporto diretto con i propri clienti, costituisce la ‘forza’ per crescere, radicarsi e battere una concorrenza che sul mercato è rappresentata sopratutto dalla grande distribuzione, dai grandi brand, ecc..

La qualità, è in grado di ‘pagare’ il piccolo imprenditore.

Scontrarsi con i ‘grandi’, operando sul medesimo segmento di mercato dei principali produttori costituisce infatti una politica sbagliata.

 

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