Mi metto in proprio.

aprile 14, 2014 | Fare impresa

Nel corso delle due puntate precedenti, abbiamo cominciato ad affrontare i primi fattori che vanno considerati al momento di mettersi in proprio : la scelta del settore, i propri obiettivi personali e la situazione di partenza.

In quale settore aprire un’attività?

Nel corso del post scorso, abbiamo evidenziato che all’interno di ogni settore, ci sono dei business di successo ed altri che all’opposto chiudono dopo poco tempo dal loro avvio.

Questo, accade sia all’interno di settori tradizionali che in altri meno ‘antichi’.

Quindi, è difficile creare una netta demarcazione fra settori innovativi (o più recenti) e quelli cosiddetti invece tradizionali.

Significa cioè che l’imprenditore, è alla base del successo di un’iniziativa e che non basta definire un campo di attività ma occorre realmente essere in grado di gestire ogni fase del processo imprenditoriale (dalla progettazione, passando per l’avvio, sino alla gestione ordinaria o straordinaria di ogni aspetto).

Mi metto in proprio. Come si sceglie un’attività?

Solitamente, un neo imprenditore sceglie un settore in base ad una serie di fattori :

la competenza o conoscenza di quel campo di attività;

la passione e/o l’interesse per quel settore;

una serie di pressioni (esterne o meno) che influiscono nelle scelte da prendere.

Queste ‘influenze’, derivano spesso dall’ambiente che si frequenta (la famiglia, gli amici, i futuri soci, il campo lavorativo di provenienza, ecc.), oppure, provengono (sono causate) dalla capacità di persuasione di altri soggetti quali :

alcuni franchisor, la pubblicità relativa ad un determinato business, la moda del momento che spinge tanti soggetti a ‘buttarsi’ in un settore in cui sono molti in quel momento ad aprire quel genere di impresa (basti pensare alle sigarette elettroniche, ai negozi di compro oro, alle lavanderie automatiche, ai distributori automatici, ecc., solo per citare qualche esempio concreti relativamente agli ultimi 3 o 5 anni che hanno interessato il mercato nazionale);

il budget a disposizione;

ecc..

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Mettersi in proprio. Come si dovrebbe scegliere un’attività?

Per un qualsiasi imprenditore, la scelta di un settore, di una nicchia, ecc., dovrebbe essere ‘svincolata’ da tutte quelle ‘influenze’ che vanno a limitare la capacità di analisi e decisione autonoma.

In passato ed in molte occasioni, abbiamo evidenziato come la poca (od assente) autonomia di scelta e di analisi, rappresentino dei fattori critici a volte drammatici che spingono tanti imprenditori a fare scelte palesemente sbagliate.

Basterebbe infatti effettuare una semplice analisi e/o constatazione per capire ad esempio :

‘che quel tipo di attività non ha alcuna possibilità di trovare spazio in quel mercato in quanto l’offerta supera abbondantemente la domanda da tempo’;

‘che quell’attività che si intende comprare (per subentro) in realtà ha un valore reale inferiore a quanto viene posta in vendita;’

‘che quel settore sta già vivendo in termini generali una fase discendente’

‘che i costi fissi (già evidenti da una semplice analisi) a cui si andrà incontro saranno eccessivi rispetto ai potenziali ricavi e margini;

‘che esistono una serie di criticità connesse a quel settore ( ad esempio : i permessi da ottenere, una serie di competitor che stanno entrando in quel mercato, ecc.) difficilmente superabili nel breve’;

ecc..

Eppure :

si sceglie di non prendere atto della realtà!

Giusto per rimanere nel concreto, solo negli ultimi due anni, siamo stati contattati da vari imprenditori in procinto di aprire alcune piccole attività commerciali che ci hanno posto una serie di quesiti sulla fattibilità dei loro progetti.

La maggior parte di questi aspiranti imprenditori, confondeva chiaramente il sogno di aprire un’attività di successo con la reale possibilità di sviluppare un’impresa in un settore ‘molto ben pubblicizzato ed enfatizzato’ come estremamente redditizio!

Su questo punto, torneremo a discuterne.

Nella prossima puntata, continueremo con gli altri punti.

Continua.

 

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