Aprire un centro di cura per ludopatie.

maggio 1, 2014 | Fare impresa

Una delle maggiore ‘piaghe’ che in questi anni si è diffusa in Italia (e non soltanto) è quella della ludopatia, cioè : la ‘malattia del gioco’, il vizio che porta milioni di persone a rovinarsi la vita spendendo tutti i propri averi (e quelli dei propri familiari) nel gioco, portando allo ‘sfascio’ intere famiglie e vite lavorative nel giro di poco tempo.

Una situazione che si è diffusa a macchia d’olio(in ogni città e paesino, ogni area del Paese, ogni zona intesa come quartiere, tipologia di area abitativa, ecc.), coinvolgendo purtroppo soggetti di ogni estrazione ed età, in particolare, appartenenti alle classi medie e basse, con un impatto devastante sulle famiglie di questi ‘malati’ e su ciò che è intorno a loro (problemi sul lavoro, con gli amici, situazioni di aggravamento della salute in genere, ecc.).

Questo fenomeno del tutto negativo, si è diffuso in maniera sempre più ampia con l’avvio di sale da gioco, bingo, casinò virtuali, ecc., insomma, mano a mano che è aumentata l’offerta del gioco d’azzardo nelle sue numerosi varianti.

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Aprire un centro di cura per le ludopatie. Il mercato.

Si parla, solo in Italia, di un numero fra i 3 ed i 6 milioni di individui (a seconda da chi ha effettuato le ricerche ed ha evidenziato il livello di gravità dei soggetti coinvolti).

Al momento, solo un’esigua minoranza di questi soggetti ha cominciato un percorso di ‘cura’ o di affidamento a qualche terapeuta.

Di fatto, la rapidità con cui questo grave fenomeno (la ludopatia) si è diffuso, ha spiazzato tutto e tutti, creando un ‘vuoto’ nell’offerta di servizi e supporto a questa massa di giocatori ‘malati’.

La ludopatia colpisce sia donne che uomini, giovanissimi ed anziani, operai e disoccupati ma anche manager, persone apparantemente insospettabili, ecc..

All’estero, da anni vengono curate queste patologie, sia all’interno di centri in cui i pazienti vengono ospitati per periodi più o meno lunghi, sia attraverso degli incontri e sedute presso terapeuti specializzati in queste patologie.

Al momento, l’offerta di strutture specializzate è nettamente inferiore alla domanda effettiva ed ancor di più a quella teorica (infatti, sono solo una minoranza i ‘malati di gioco’ che si sottopongono od hanno intenzione di seguire dei corsi e stage riabilitativi).

Tanti soggetti colpiti da questa patologia tendono a non voler ammettere il loro problema (come del resto già avviene anche per altri ‘vizi’ gravi come droga, alcool, ecc.).

Come aprire un centro di cura per ludopatie.

Alcuni centri, sono nati per lo più come punti di ascolto e non prevedono ricoveri ma soltanto la presenza di medici, psicologi e vari terapeuti che seguono periodicamente i soggetti affetti da questa patologia.

Poi, esistono anche strutture che prevedono la possibilità di soggiorno per alcuni giorni (o per periodi più lunghi) con la finalità di seguire un programma di ‘disintossicazione’, come del resto avviene anche per altre forme di dipendenza.

Si tratta quindi di strutture mediche che riescono ad offrire standard di cura ed assistenza, nella maggior parte dei casi, di buon livello.

Alcuni centri contro la ludopatia sono nati solo per questo tipo di obiettivo.

Poi, esistono strutture già operative per altre patologie che si stanno attrezzando per poter seguire questo tipo di esigenze.

Questo secondo esempio, è la modalità seguita da alcuni nuovi centri che stanno aprendo in tutta Italia.

Aprire un centro per curare le ludopatie. Punti di forza e debolezze.

E’ possibile avviare un centro di questo tipo in completa autonomia, operando ‘sul mercato’ in maniera libera, offrendo i propri servizi direttamente.

Accanto a questa soluzione, si può pensare di avviare questo tipo di centro attraverso convenzioni ed accordi con il settore ‘pubblico’, come del resto avviene per altre strutture che operano in campo sociale, riabilitativo e curativo in genere.

Tra i punti di forza da evidenziare, c’è sicuramente l’enorme potenziale mercato e la debole offerta rispetto all’elevato numero di soggetti ‘colpiti’.

Il numero dei ‘malati’, non è destinato nel breve a ridursi e contestualmente, il settore pubblico, sta prevedendo stanziamenti sempre maggiori per la cura di queste dipendenze.

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