Come creare una start up.

ottobre 30, 2014 | Fare impresa

L’avvio di una start up, richiede non solo entusiasmo ed un idea brillante (elementi senza dubbio importanti) ma a questo, va sommata anche una buona dose di ‘competenza in gestione aziendale’.

Abbiamo infatti evidenziato già nella puntata scorsa con l’inizio dell’intervista ad uno startupper quanto sia importante considerare anche e sopratutto una start up come un impresa ‘normale’ con le sue problematiche di gestione e le necessarie esigenze di buona amministrazione.

Riprendiamo ora l’intervista rivolta ad uno startupper iniziata nello scorso post .

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Quali sono gli errori più diffusi commessi da parte degli startupper che hai conosciuto?

Come ho avuto già modo di dirti, l’entusiasmo è la benzina nel motore ma senza olio, caro mio, rischi di bruciare tutto.

L’olio (in senso metaforico), è dato da un insieme di fattori :

la capacità di avere e mantenere una visione globale del business;

il saper creare un business plan vero e non solo un documento da mostrare agli investitori;

appassionarsi del progetto è basilare ma è opportuno non innamorarsi ciecamente perché altrimenti rischi di perdere la visione reale delle cose e questo, alla fine ti porta a sbagliare strada.

Può accadere infatti che l’idea sia valida e che anche il piano industriale sia per la maggior parte fattibile ma poi, esistono una serie di aspetti che vanno approfonditi ulteriormente ed è proprio su questi che si concentrano i rischi di farsi del male.

Parliamo di finanziamenti.

Una delle lamentele più diffuse da parte degli startupper è appunto la difficoltà a trovare investitori disposti a credere nei progetti presentati.

Cosa ne pensi di questa critica per la tua esperienza ?

In Italia, la domanda di capitali da parte di startupper è enormemente superiore rispetto alla disponibilità di soldi e di investitori.

Su questo, non ci sono dubbi.

Il punto critico è che il gap fra Italia ed Usa ma anche fra Italia e Francia o Germania, ecc. è estremamente elevato.

Alcuni venture capital ed angel, lamentano anche una certa inconsistenza di alcuni progetti, cioè, dicono che presentano lacune evidenti,

Non sei d’accordo?

Ci mancherebbe.

Mi rendo conto che non nascono ogni giorno (non solo in Italia) dei nuovi Google o dei nuovi Facebook, però ripeto, le cifre a disposizione di chi sviluppa progetti innovativi sono molto limitate rispetto alla necessità.

E’ vero che tanti progetti (e come non negarlo) hanno lacune importanti ma di questo, abbiamo già parlato.

Tieni conto che solo una minima parte dei progetti, passa dalla prima scremature che gli investitori effettuano.

Tutti possono creare una start up?

Guarda che lo startupper non è altro che un imprenditore, magari di giovane età (non sempre) che opera però in un ambito innovativo.

Cambia il nome ma non bisogna cambiargli il senso.

Poi, per il resto, deve essere visto e valutato come un qualsiasi imprenditore, cioè per l’idea, il business in grado di sviluppare, per le competenze personali, ecc..

In sintesi, per avviare una start up, devi essere un imprenditore (con una visione ed una competenza orientata a svolgere questo lavoro).

Tutti, imprenditori sia di settori innovativi che più tradizionali, poi, si devono confrontare con il mercato.

Questo, l’ho capito a spese mie!

Se il progetto e la compagine sono buoni, il business potrà anche andare avanti(nulla di certo ovviamente), altrimenti, anche se sei riuscito a farti finanziare all’inizio, non andrai avanti più di tanto.

Quindi, cosa consiglieresti ad un neo imprenditore.

Di concentrarsi sul progetto e poi, solo dopo, cercare il modo di attirare investitori.

Nessuno è interessato ad investire in progetti poco ‘concreti’.

In tanti però vanno negli Usa a cercare fondi.

Ok ma ricordati che nessuno ti regala niente, neanche gli investitori americani!

Anche i venturist americani, sono molto esigenti ed effettuano una selezione molto elevata dei progetti che vengono presentati loro.

Ringraziamo il nostro ospite per la sua disponibilità.

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