Creare una start up.

ottobre 23, 2014 | Fare impresa

Le start up costituiscono quei progetti che spesso sono contraddistinti da una elevata componente tecnologica ed innovativa.

Nel corso della prima parte, si è parlato di start up e di alcuni aspetti che caratterizzano l’avvio di un progetto simile.

Si sono infatti analizzati una serie di punti interessanti inerenti le criticità connessi ad un’iniziativa di questo genere.

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Avviare una start up. Cercare i soldi.

Uno degli aspetti comuni a tante iniziative di questo tipo, è la ricerca di capitali(talvolta consistenti) per poter finanziare il progetto imprenditoriale.

Questo, rappresenta un fattore critico su cui vanno (purtroppo) a ‘sbattere’ una buona parte dei progetti, in quanto, nella maggior parte dei casi, si tratta di iniziative sottocapitalizzate che hanno difficoltà ad arrivare ai 12 mesi di autonomia/vita imprenditoriale (e per alcuni esempi, si potrebbe parlare anche di molto meno).

Nell’ambito del ‘mondo’ delle start up tecnologiche operano, in qualità di finanziatori i venture capital ed una serie di soggetti (gli angel) che apportano capitale proprio per supportare iniziative ritenute interessanti e che in futuro, potrebbero consentire a quegli angel, di guadagnare parecchio dall’aumento del valore del business.

Nella realtà (come del resto abbiamo evidenziato anche nel post scorso), sono pochi (o pochissimi) i progetti che si trasformeranno successivamente in business di successo ed in grado quindi di remunerare i loro investitori in maniera appropriata.

Tutto questo, è ben chiaro nella mente di chi di mestiere fa l’investitore(venture capital, angel, ecc.) ed ha visto in questi anni una molteplicità di progetti ed anche di risultati successivi.

In Italia, è giusto evidenziarlo, mancano tanti investitori ma (non dobbiamo dimenticarlo) spesso, sono assenti anche una serie di progetti veramente validi e ‘piantati’ sulla terra su cui investire.

Le carenze sui numerosi progetti presentati, sono molte!

Molti dei progetti presentati (come ci ha confermato un angel che da qualche anno analizza una miriade di progetti), sono carenti in varie parti : talvolta, la parte marketing sembra essere eccessivamente debole, altre volte, si punta all’opposto in maniera eccessiva a questa componente; in altri progetti invece, la pianificazione prevede la parità di bilancio in tempi eccessivamente rapidi (troppo rapidi!) per un business che deve ancora muovere i suoi passi, ecc..

Le criticità, a volte anche evidenti per chi deve investire, non sono sempre ‘apprezzate’ dai presentatori dei progetti, innamorati della loro creatura (ma troppe volte), distratti su alcuni aspetti decisivi del business.

Avviare una start up. L’intervista con uno startupper.

Passiamo ora all’intervista che abbiamo realizzato ad un giovane startupper con già un’esperienza fallimentare alle spalle.

L’esito negativo, non gli ha impedito di rialzarsi e ripartire con un progetto nuovo e diverso che ora è in fase di finanziamento.

L’intervista ci è sembrata utile per comprendere meglio questo mondo e nel contempo, evidenziare come sia facile ‘fallire’ in un contesto dove i progetti di successo costituiscono solo una minoranza rispetto alla totalità.

Qual è l’errore che commette più facilmente un neo imprenditore?

L’entusiasmo, specie di chi come me ha meno di 30 anni, spinge uno startupper a guardare il proprio progetto solo per i suoi aspetti positivi e contemporaneamente, a minimizzare le possibili problematiche.

Tutto questo, è anche comprensibile :

l’adrenalina, l’entusiasmo alle stelle, il fatto di guardare solo in avanti (scordandosi invece di guardare anche nel cammino dove si mettono i piedi), un po (a volte tanta) impreparazione su materie come finanza e gestione dei flussi finanziari ma anche valutazioni errate sui tempi di sviluppo del progetto(io ho sbagliato proprio qui!), ecc., sono alcuni dei tanti punti di criticità che attanagliano il cammino di un neo imprenditore.

Fortuna che gli investitori, sono generalmente più concreti (non sempre però) e quindi, impongono una serie di paletti.

Dove hai sbagliato nel tuo progetto?

Credevo di avviare e lanciare il mio business nel giro di un anno, cioè, mi sono illuso che 12 mesi fosse il tempo necessario per consentire al mio progetto di andare avanti con le sue gambe, grazie agli incassi che nel frattempo sarebbero giunti.

Purtroppo, non è stato così!

Io ero partito solo con le mie risorse, senza aiuti esterni, investendo i pochi capitali frutto di risparmi di 3 anni e mezzo di lavoro ed utilizzando una serie di collaboratori che in parte mi hanno dato una mano in maniera ‘quasi gratuita’.

Si continua con l’intervista nella prossima puntata.

Continua.

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