Rilanciare un’attività.

gennaio 1, 2015 | Fare impresa

I casi concreti in cui i dipendenti di un’azienda si comprano l’impresa nella quale lavorano non sono certo frequenti, anzi, sono abbastanza rari.

Le motivazioni che spingono i lavoratori a valutare l’acquisto dell’azienda in cui lavorano, sono spesso legate alla difficoltà dell’impresa e connesse quindi al rischio chiusura dell’attività e della conseguente perdita del posto di lavoro.

Certamente, una motivazione concreta!

Durante la prima puntata, abbiamo elencato una serie di punti basilari che devono sussistere per poter sperare/pensare di rilevare l’attività e rilanciarla.

Ora, affrontiamo i singoli punti approfondendoli per capire meglio il loro significato.

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Rilevare un’azienda. Quando si può pensare di comprarsi l’impresa in cui si lavora.

Ammesso che ci sia la possibilità concreta di subentrare alla gestione precedente, vediamo quali sono i punti (elencati nel post scorso) che influiscono sulla fattibilità dell’acquisto.

La presenza di un mercato.

Molti business giungono al capolinea proprio perché sono venuti meno i clienti(sono spariti i clienti), cioè, gli acquirenti dei prodotti e servizi e quindi, il mercato che per anni (o decenni) ha consentito a quell’azienda di prosperare, creando benessere e sviluppandosi.

Quando si sente parlare di ‘azienda storica’, di impresa che ha contribuito al ‘benessere del territorio’ in cui è insediata, ecc., si evidenziano i meriti e la grandezza di quell’azienda ma poi, se alla data attuale quel tipo di impresa è stata tagliata fuori dal mercato, allora, occorre capire che cosa è successo davvero, lasciando da parte sentimentalismi e cose simili.

Capire se esiste ancora un mercato presente e futuro.

Questo, è il primo ‘compito a casa’ che gli aspiranti imprenditori/acquirenti dovranno svolgere.

E’ infatti possibile che a causa di alcune strategie sbagliate, errori di posizionamento sul mercato, prodotti che non hanno ricevuto il successo sperato, ecc., l’impresa abbia perso il plauso da parte dei suoi clienti abituali ma è anche ipotizzabile la presenza di un mix di fattori critici che nel loro complesso hanno minato la redditività di quel specifico business e nel corso di anni quindi, l’impresa sia collassata gradualmente senza che chi di dovere prendesse le dovute iniziative.

Quindi, prima di tutto, serve definire la strategia, il mercato, i prodotti, ecc..

La leadership.

I lavoratori che si comprano la loro azienda e si trasformano in micro imprenditori responsabili, vanno incontro ai sogni dei tanti filosofi socialisti, di coloro che vedono la riscossa dei ‘lavoratori e del lavoro’ sul capitale, di chi vede finalmente premiare il lavoro sul capitale, ecc..

Insomma, un bel quadretto, non c’è che dire!

La realtà purtroppo è più cruda e riporta subito con i ‘piedi per terra’ gli aspiranti lavoratori/imprenditori, perché occorre definire sin da subito chi fa cosa e sopratutto, chi ricoprirà i ruoli chiave di comando.

Mettere d’accordo decine o centinaia di persone non è affatto facile ne scontato ed anche all’interno di una piccola impresa, le ambizioni, le aspettative (ed anche le invidie) sono ingredienti poco utili al raggiungimento di una squadra coesa negli obiettivi che per anni devono essere portati avanti in maniera chiara ed efficace.

E’ molto probabile che durante la precedente gestione, si siano create delle rendite di posizione che non sempre sono utili all’azienda e contemporaneamente, i titolari di questi vantaggi, non sono facilmente disponibili a fare sempre dei ‘passi indietro’.

Inoltre, chi si prenderà l’onere/onore di ricoprire l’incarico di direttore, dovrà in ogni caso disporre di competenze molto valide ed ottenere il mandato (ampio ed aperto) da parte dell’assemblea dei soci/lavoratori.

Un compito di certo non facile.

Il nuovo (od i nuovi) capi, dovranno essere contemporaneamente competenti ma anche carismatici, probabilmente, molto più dei precedenti titolari/amministratori.

Il costo di acquisto dell’azienda.

Ed eccoci giunti al punto chiave : chi ci mette i soldi?

Vi sembrerà cosa da poco ma non lo è!

Trovare soldi oggi per investimenti (ma anche in passato..) non è affatto semplicissimo, per di più, per essere impiegati in un’azienda fallita (o quasi) e gestita da ex dipendenti che saranno pur bravi a produrre come operai ed impiegati ma non hanno un’esperienza consolidata a livello di imprenditori/manager.

Risulta assai difficile che una banca o dei soci di capitale prestino dei soldi a lavoratori/sognatori che non offrono (in teoria) garanzie specifiche sulla possibilità di riuscita del progetto.

Ammesso che l’impresa possa essere acquisita con il tfr dei lavoratori e le buste paghe non riscosse, poi, si tratterà di trovare anche i soldi per rilanciare l’impresa.

In base alla differente tipologia di business, il budget necessario cambierà.

Concludiamo l’argomento nel prossimo post con la disamina degli altri punti.

Continua.

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