Ristrutturazione aziendale.

marzo 19, 2015 | Fare impresa

Riposizionare un business sul mercato

L’ennesimo caso di crisi aziendale relativo ad un grande call center (circa 450 addetti) situato a Livorno che rischia la chiusura definitiva, ci riporta a trattare un argomento su affaripropri.com molto ‘sentito’ e che riguarda sia le moltissime piccole realtà ma anche le tante medie e grandi aziende in certe fasi delle loro vita.

In questi anni, centinaia di migliaia di imprese di ogni dimensione, hanno dovuto fare i conti con questa necessità : riorganizzare il proprio business sotto ogni punto di vista e riposizionarsi sul mercato, guardando al futuro in modo diverso dal passato.

Alcune realtà, sono riuscite anche attraverso tagli, riorganizzazioni interne e nuovi investimenti a far ripartire (seppur in tanti casi in misura inferiore al passato) il proprio business ma per molte aziende, alcune delle quali con un passato di prestigio e grandi risultati alle spalle, tutto ciò non è stato possibile perché si è giunti in ritardo e/o perché le strategie di rilancio vere e concrete sono venute a mancare.

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Riorganizzare un business. Quando è possibile.

Non sempre però si arriva in tempo per riuscire a salvare un’azienda da un percorso che la porterà alla chiusura definitiva.

Vediamo ora di capire quali sono gli elementi, i segnali, le criticità, ecc. che un imprenditore, un manager, un consulente, un investitore devono prendere in considerazione per affrontare una situazione di crisi e di riorganizzazione aziendale, anche per valutare la fattibilità di una serie di iniziative di contrasto e/o per provare a rilanciare quel business.

Tra le cose che occorre osservare, abbiamo due tipologie di elementi:

quelli statici ed documentali;

i fattori complementari, esterni e non sempre quantificabili.

Rilanciare un’azienda. I punti da analizzare.

Tra gli elementi statici e documentali, occorre analizzare :

bilancio e patrimonio, in particolare, osservando il trend egli ultimi anni, il livello di indebitamento, i vari indici di bilancio che consentono di capire la redditività dell’azienda, ecc..

Inoltre, gli ordinativi ed il loro trend degli ultimi anni, il valore delle risorse : macchinari, risorse umane, ecc. ed il loro valore alla luce dell’attuale situazione.

Fra quelli che potremmo definire

i fattori complementari, esterni e non sempre quantificabili, occorre fare :

‘pesare’ il mercato in cui si opera.

Una cosa non sempre facile che richiede l’esperienza di addetti ai lavori.

Analizzare i competitor, il valore dei segmenti di mercato, verificare gli spazi e le nicchie ancora interessanti, ecc.;

il valore del portafoglio clienti (se esiste) e capire come diversificare, ampliare ed accrescere in termini numerici e qualitativi questo elemento;

una visione complessiva che un analista/imprenditore/manager deve possedere tenendo conto di tutti gli elementi (risorse umame, tecnologie disponibili, valore del brand, ecc.);

ecc..

Quando è possibile rilanciare un business.

Al di là delle valutazioni patrimoniali ed economiche che è doveroso considerare, non sempre però è possibile ‘salvare’ un’azienda dal suo destino.

Spesso infatti, la chiusura è addirittura auspicabile quando si giunge ad un ‘punto di non ritorno’.

Non sempre infatti un’azienda può essere salvata, in particolare, quando i ‘costi’ per effettuare un salvataggio diventano antieconomici ed eccessivi rispetto ai possibili ritorni.

Quindi, caso per caso, occorre considerare la fattibilità di un rilancio complessivo dell’azienda e/o una sua scorporazione in più parti che consenta di salvare e rilanciare alcune componenti ed abbandonare ciò che è ormai perduto.

Nei prossimi post, analizzeremo anche una serie di esempi che ci aiuteranno a capire come e quando (ed anche se) è possibile intervenire di fronte a situazioni di crisi e problemi strutturali.

Continua.

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