Trasferirsi all’estero.

gennaio 26, 2016 | Fare business all'estero

Basta me ne vado. La scelta di mollare ed andare a vivere all’estero.

Il sentimento di stanchezza e la voglia di mollare tutto per trasferirsi all’estero, coinvolge ormai un pubblico di italiani molto ampio che spazia dai giovani(e/o molto giovani) in cerca ancora del primo lavoro, sino ai pensionati, passando per gli imprenditori, i professionisti ed una platea ampia di lavoratori con competenze(età ed esperienze) di vario tipo.

Le motivazioni che stanno alla base di queste aspettative sono molteplici e riguardano :

la ricerca di una vita nuova e diversa rispetto all’attuale;

la stanchezza per un’esistenza(di un lavoro, di un’attività professionale, di relazioni che sono poco appaganti, ecc.) e che non offrono più soddisfazioni come in passato;

la fuga da qualcosa o da qualcuno;

un senso generale di insoddisfazione che deriva da una combinazione di fattori e che nell’insieme, costituiscono un mix ‘pesante’;

l’obiettivo di mettere in sicurezza i propri risparmi e capitali da un fisco diventato eccessivamente esoso, oltre che da possibili peggioramenti del quadro generale economico e finanziario;

l’intenzione di avviare qualcosa di nuovo (business di vario genere) in un paese con minori oneri, imposte e vincoli di vario genere;

la ricerca di un amore o comunque di una vita sentimentale e privata migliore rispetto a quella attuale;

la voglia di rimettersi in gioco;

un ‘buon ritiro’ per i tantissimi pensionati che intendono cercare una località piacevole dove trascorrere gli anni della pensione;

ecc..

Sono tantissime le ragioni che sono alla base di tutto ciò e le centinaia di migliaia di persone che fuggono via, spesso, hanno storie diverse, obiettivi non sempre chiari(specie a loro stessi) e talvolta, quest’ultimo fattore critico, rappresenta il principale limite ad un miglioramento del proprio status a seguito di un trasferimento.

Mollare tutto. Conviene sempre?

Sarebbe del tutto inutile sottolineare che quando si cambia, si dovrebbe farlo solo per migliorare concretamente il proprio status, giusto per evitare di ‘passare dalla padella alla brace’, anziché fare uno o più passi in avanti.

In realtà però, tra i tantissimi che si recano all’estero, non tutti, dopo qualche tempo (un anno, tre anni, 10 anni) possono vantare di aver conseguito dei miglioramenti sostanziali rispetto al punto di partenza.

In questi anni siamo stati in contatto con numerosi imprenditori ed investitori che hanno spostato i loro interessi all’estero e questo, ci ha consentito di acquisire notevoli informazioni ed esperienze su questo tema.

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Me ne vado. Pianificare il passaggio.

In quanti poi al lato pratico, sono realmente preparati e consapevoli di ciò che andranno a fare?

Solo una parte sicuramente.

On line, oggi è possibile trovare guide, informazioni dirette, forum in cui si discute della situazione di una determinata nazione o località, ecc..

Nonostante l’elevata offerta di informazioni, troppe persone non sono neppure in grado di leggere e assimilare le informazioni visto che moltissimi continuano a partire improvvisati e senza un vero e proprio obiettivo.

Quindi, per chi davvero vuole cambiare vita e paese, le informazioni ci sono senza dubbio!

E’ sufficiente leggerle, assimilarle e confrontarle con il proprio piano di espatrio.

Per coloro che invece scappano solo da se stessi e la fuga rappresenta soltanto un sogno per ‘uscire dalla quotidianità’, beh…., questo post non è certo per loro.

Scappo via. I fattori critici.

Proviamo qui a schematizzare con un breve elenco una serie di fattori critici che in questi anni ci sono stati evidenziati dai tanti imprenditori, investitori ed espatriati in generale che abbiamo intervistato durante i numerosi approfondimenti dedicati ad alcune nazioni :

lasciare molte certezze per imboccare una vita nuova che obbliga ad affrontare nuovi sforzi (per quanto ci si possa essere preparati a dovere), costituisce comunque una sfida e talvolta, uno sforzo che richiede risorse (salute, equilibrio mentale, risorse finanziarie, preparazione alla nuova vita, ecc.);

il rischio di ‘non preparare’ il passaggio gradualmente, senza aver effettuato dei periodi di soggiorno con l’obiettivo di ambientarsi, può far rischiare di prendere ‘abbagli’.

Non basta il soggiorno di una vacanza per decidere di mollare tutto.

Meglio prendersi il tempo necessario prima della decisione definitiva;

la crisi globale che sta arrivando ed essa porterà a cambiamenti in molti paesi, anche in quelli che abbiamo scelto come destinazione;

La stabilità di quel paese.

Espatriare verso una meta che consenta sicurezza e stabilità (nei limiti del pianificato) è importante.

Il rischio infatti, è quello di ritrovarsi dopo 4 o 5 anni in una nazione molto più instabile, molto più pericolosa ed in cui le condizioni (ambientali, economiche, sociali, ecc.) siano cambiate e quindi, non più convenienti come in passato;

qual è il vostro obiettivo?

Senza un obiettivo si rischia di ‘tirare a campare’ e questo, se lo può permettere(solo entro certi limiti) un pensionato che vive alla giornata;

ecc..

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