Voglio cambiare vita

febbraio 26, 2017 | Redazionale

L’abitudine al peggio. Adattarsi al peggio. E perché?

Si percepisce nell’aria un forte senso di insoddisfazione!

E’ qualcosa di più di una sensazione.

Basta ascoltare, percepire le tensioni nell’aria, guardarsi intorno, ecc..

Il senso di insoddisfazione è oggi molto elevato.

E’ evidente! Trovare oggi persone positive e soddisfatte rispetto a 20 o 30 anni fa, è al momento molto più difficile.

Non è solo un mutamente nell’atteggiamento delle persone indotto da forme di comunicazione ‘non positive’, come qualcuno potrebbe anche evidenziare.

In effetti, un tam tam continuo di notizie ed info che portano ad aumentare lo stato di ansia e paura, sono costantemente pubblicate dai media per riuscire ad avere un ascolto sempre maggiore da parte del pubblico.

Occorre anche però sottolineare che la realtà esterna è fortemente cambiata e le prospettive di benessere, di ricchezza diffusa(del passato), le sicurezze a 360 gradi, sono cambiate in peggio nel corso degli anni e le stesse persone, riescono a percepire tutto ciò.

Non è quindi una solo tensione ingiustificata ma qualcosa di più…

Aumentano gli insoddisfatti.

E’ facile incontrare ed ascoltare persone di ogni età e contesto sociale e culturale che si lamentano della crisi, delle difficoltà di arrivare a fine mese, della mancanza di prospettive, del fatto che la situazione generale apre non offrire reali segnali di cambiamento, ecc..

Domande :

A questo punto…..

che fare?

Attendere e far passare il peggio?

Adattarsi e sopravvivere?

Non accettare il peggio e cercare invece delle soluzioni alternative?

Cambio vita. Quando non si può solo stare fermi e subire.

L’essere umano si adatta a sopravvivere e da sempre è pronto ad adeguarsi a situazioni che possono anche peggiorare nel corso del tempo, spesso (la storia ce lo dimostra) anche repentinamente.

Si tratta di una capacità che ha consentito alla razza umana di sopravvivere e perfezionarsi sino ai nostri giorni.

Adattarsi ai cambiamenti è quindi fondamentale in ogni situazione.

Chi non si adatta (qualunque specie animale o vegetale presente in natura) muore senza alcun dubbio, specie, se perde la capacità di adattarsi ai mutamenti che sono sempre presenti.

Ma quando adattarsi, per alcuni soggetti (molti) significa accettare ciò che sta accadendo, subendo quindi i cambiamenti, senza attuare delle strategie, soltanto stringendo i denti, sperando solo che tutto passi e poi, si fa nulla per mutare la propria situazione, allora, è soltanto un rinviare, un non prendere decisioni, un lasciarsi andare come una foglia al vento, delegando solo al destino il proprio futuro.

In questo caso, si rischia di fare la fine della rana bollita, un adattarsi al peggio che giorno dopo giorno rende sempre più precaria la vita, obbligandoci a scendere di qualità progressivamente, affidando il proprio futuro al nulla, solo alla speranza….

Una prospettiva assai triste!

Adattarsi vuol dire cambiare e cambiare, significa non subire supinamente.

L’adattamento, non è una mera accettazione di ciò che sta accadendo intorno a noi (e su di noi) ma vuol dire soprattutto, riposizionare se stessi (la propria vita, il proprio lavoro e business, il proprio mondo, ecc.) all’interno della nuova realtà, per riprendere uno spazio soddisfacente ed appagante.

Mai, pensare di stare immobili ed accettare tutto!

Voglio cambiare vita. Agire.

Non si può pensare di limitare la propria azione all’attesa.

Ognuno, nel suo piccolo, se vuol invertire la rotta, può farlo agendo (nei limiti delle proprie possibilità) per ritagliarsi uno spazio adeguato.

Purtroppo, da quel che si vede in giro, dalle risposte che giungono dalle persone che sono di fronte alle difficoltà, sembra per lo più che prevalga un atteggiamento tipico dell’accettazione al peggio, al ribasso senza compromessi, quello tipico della rassegnazione, seppur condita con lamentale e piagnucolii che i social network(che grande invenzione..) ci permettono di sfogare, pubblicando giorno dopo giorno pianti, rabbia e insulti(la consolazione per questo pubblico che si è arreso).

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