Produrre in Italia.

Eppure...qualcuno va controcorrente. Rimanere a produrre in Italia.

July 28, 2014 | Redazionale | No Comments

Eppure…qualcuno va controcorrente. Rimanere a produrre in Italia.

Buon lunedì,

dalle notizie che appaiono su tutti i media da qualche anno (ed anche sui nostri siti) è evidente una ‘fuga’ crescente ed inarrestabile di imprese ed investitori che sono in partenza dal nostro Paese, in direzione di altre nazioni per produrre ed investire.

A tal proposito, esistono anche delle statistiche e dei ‘numeri’ reali che certificano questo trend, ormai inarrestabile.

Oggi, non parleremo di delocalizzazione o di problemi del ‘sistema Italia’ ma vogliamo evidenziare chi invece apre ed avvia imprese in Italia con successo, nonostante tutto.

Vogliamo infatti evidenziare coloro che hanno deciso di rimanere in Italia ad impiantare svariate tipologie di imprese con l’obiettivo di crescere nel tempo e creare dei business importanti.

Si tratta di un numero ancora elevato di soggetti (seppur in riduzione rispetto al passato) che ‘sfidano’ il pessimismo con progetti, idee ed entusiasmo.

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Aprire un’attività in Italia. Decidere di rimanere qui a produrre.

Il panorama ‘devastante’ e ‘triste’ di tanti capannoni chiusi ed imprese in liquidazione (impossibili da non incontrare/’vedere in qualsiasi località del Paese) è in contrasto con l’entusiasmo di numerose nuove iniziative che ‘sfidano’ tutto e tutti per ‘dare’ vita a nuove imprese (in ogni ambito ed area territoriale).

Da una parte, c’è ad esempio un lungo elenco di fabbriche di pasta, alcune relative anche a marchi prestigiosi che hanno fatto ‘la storia’ della pasta italiana e che nel giro di 15 anni hanno chiuso per sempre o stanno per ‘smantellare’ la loro attività, per non parlare poi delle numerosissime ‘fabbriche o fabbrichette’ di scarpe che hanno ‘sbaraccato’ definitivamente anno dopo anno a causa dei delocalizzazioni, crisi, problemi interni, concorrenza low cost dall’estero, ecc..

Eppure, nonostante questo panorama ‘devastante’, le nuove iniziative non mancano (in questi due ambiti ad esempio)!

Il made in Italy non è morto!

Sta vivendo una fase di evoluzione e di ‘passaggio’ che coinvolge i vecchi produttori ma sopratutto, il modo di produrre, distribuire e comunicare.

La domanda di prodotti italiani di qualità nel mondo continua ad essere elevata, anzi, è crescente in quasi tutti i comparti.

Nuovi ricchi e benestanti, in particolare, provenienti dai paesi emergenti e dalle economie in forte crescita, vogliono prodotti e servizi di qualità.

Quindi, cambiano i compratori del made in Italy.

Tra i compratori, è evidente la sempre minor presenza di italiani della classe media(che costituisce il segmento più in difficoltà) e contemporaneamente, c’è un numero crescente di compratori stranieri.

Produrre made in Italy. Le cose da capire.

Per chi produce, si tratta di prendere atto che una fase importante (ma appartenente al passato) è definitivamente finita.

Occorre guardare avanti, ai nuovi clienti, al loro modo di scegliere e quindi, come comunicare con soggetti nuovi e mercati che da poco si stanno affacciando in maniera importante.

I vecchi produttori che sono entrati in crisi, tra le varie criticità, non hanno affrontato il tema del cambiamento del mercato.

Abituati da decenni a produrre e distribuire ad una serie di clienti potenziali, non hanno compreso che si stava ‘allargando’ il mercato ed i vecchi clienti, dovevano (anche per varie ragioni), essere ‘sostituiti’ con nuovi soggetti.

Non si tratta però di una mera ricerca di canali di vendita.

Serve anche approcciarsi in maniera diversa, saper comunicare con culture ed acquirenti differenti, essere capaci di ‘entrare’ in mercati ‘lontani’ e che presentano ovviamente una serie di criticità che vanno conosciute e gestite.

Produrre con successo.

Guardando al successo dei nuovi artigiani che producono scarpe(nelle loro nuove aziende) e le vendono in tutto il mondo, non ci si può dimenticare delle tante imprese che al contrario chiudono e quindi, la necessità di attuare una riflessioni sul perché di tutto questo.

Non basta solo produrre soluzioni di qualità.

Bisogna anche ascoltare il mercato reale!

Non è possibile in maniera schematica o superficiale definire gli errori e le problematiche (numerose e complesse) di tante imprese che hanno chiuso dopo decenni di attività(e quindi, pensare soltanto di negare o sminuire la presenza dei problemi), però, non si può negare neanche l’evidenza che altri soggetti italiani, stanno aprendo dove altri hanno cessato!

Produrre made in Italy. Il futuro.

Gli spazi per produrre e vendere made in Italy ci sono (anche se le difficoltà di operare in Italia sono elevate a causa di tanti fattori ‘interni’ che sarebbe troppo lungo elencare).

Buon lavoro.

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