Investire in India : aprire un’attività in India.

novembre 21, 2011 | Fare business all'estero

Oggi, ci occupiamo del’apertura di un’attività in India e di tutti quegli aspetti inerenti l’investimento e la localizzazione di un’attività nel Subcontinente Indiano.

L‘India, rappresenta uno  dei paesi che sta crescendo con maggior vigore a livello mondiale ed è  attualmente il secondo  paese in termini di popolazione. a livello planetario.

Imprese da tutto il mondo, stanno aprendo attività in India, non solo per delocalizzare ma sopratutto per operare direttamente nella Nazione che fra pochi anni avrà il numero più elevato di abitanti del pianeta e che si avvia a diventare una delle tre o quattro superpotenze mondiali a breve.

Abbiamo pertanto intervistato il dott Roncucci dello Studio Roncucci&Partners Group per avere supporto in questo approfondimento.

ll nostro intervistato infatti, offre consulenza alle imprese che intendono avviare e sviluppare progetti in India.

Aprire un’impresa in India, quali sono i tempi ed i costi per aprire una società in India (quali le possibili tipologie di imprese da aprire?)

Nel corso degli ultimi anni il Governo indiano ha adottato politiche molto più liberali in tema di accesso ad attività imprenditoriali nel Paese da parte di imprese straniere. Tempi e costi sono davvero contenuti, specie se confrontati con le lungaggini burocratiche italiane.

La normativa societaria indiana è sostanzialmente assimilabile alla nostra. In India, le forme societarie comunemente diffuse e utilizzate dall’investitore straniero sono le società a responsabilità limitata – limited liability company, a responsabilità illimitata – illimited liability company (meno diffuse sebbene esistenti) e per azioni – joint stock company.

In India, la costituzione di una società avviene semplicemente attraverso la registrazione dell’Atto costitutivo e dello Statuto Sociale presso il Registrar of Companies (ROC) dello Stato in cui avrà sede la società e la sua struttura organizzativa. Il ROC, approverà altresì il nome conferito alla società ed, oltre alla lettera d’approvazione, i promotori dell’impresa dovranno procedere alla predisposizione di alcuni documenti amministrativi come l’Atto costitutivo (Memorandum of Association) e lo Statuto sociale (Articles of Association) nonché l’Atto di nomina con l’indicazione della sede sociale e degli amministratori.

Normalmente, in 8 settimane viene rilasciato il Certificato di Costituzione – Certificate of Incorporation – a seguito del pagamento della Registration Fee che varia da 500 Rupie – meno di 10 Euro – in misura proporzionalmente diretta al variare del capitale della società. Da questo momento la società acquista una personalità giuridica e – se si tratta di una società privata – può iniziare ad operare immediatamente.

Oltre, però, alla costituzione di una società, l’azienda straniera può decidere di operare in India attraverso altre forme non societarie come: Branch Office, Liason Office, Project Office, Other Place of Business. L’apertura di uno qualsiasi di questi uffici richiede l’approvazione della Reserve Bank of India (RBI) che esamina la domanda entro poche settimane.

I tempi per l’avvio di un’attività imprenditoriale in India, regolarmente costituita e regolamentata dalla normativa societaria indiana (Company Act del 1956) quindi, non superano i 90 giorni, includendo l’ottenimento del PAN e del TAN. 

Quali sono i vantaggi di aprire un’attività in India?

L’India è la più grande democrazia del mondo con un’evidente stabilità politica ed un mercato macroeconomico sano dalle norme bancarie molto strutturate. E’ una delle principali economie del mondo con un mercato del consumo in costante crescita ed un enorme potenziale di mercato non sfruttato e il secondo mercato a maggiore attrattività per investimenti diretti esteri nel mondo. Il Paese rappresenta una location strategica per accedere al vasto mercato locale interno ed al mercato sud-asiatico, e il basso costo della manodopera nonché la presenza di risorse umane qualificate sono solo alcuni dei vantaggi offerte dal mercato.

Infine, l’esistenza di particolari Aree geografiche particolarmente agevolate per gli investimenti e la produzione quali le Special Economic Zones (SEZ) e le Export Processing Zone (EPZ) e la volontà del governo indiano di integrarsi nell’economia mondiale attraverso l’implementazione di politiche per la liberalizzazione come previsto dagli accordi presi con la WTO (World Trade Organization) rendono il mercato ancora più attrativo.

Esistono agevolazioni per coloro che intendono delocalizzare od aprire un’attività ex novo in India?

L’India è il motore trainante per il decollo economico e per la potenziale crescita dell’economia internazionale, è un Paese con una forza di sviluppo ed un potenziale economico di crescita futura di assoluto rilievo.

Il Governo indiano, sin dal 2005, ha creato le Special Economic Zones (SEZ) e le Export Processing Zone (EPZ) implementate nel 2006 dalla SEZ Act e nel 2007 dalla SEZ Policy in modo da attrarre maggiori investimenti esteri e promuovere le esportazioni.

Alcuni degli incentivi a favore delle aziende che investono in India sono le esenzioni doganali delle materie prime, dei beni di consumo e strumentali, l’esenzione del pagamento dell’Income Tax per i primi 5 anni di attività, l’esenzione del pagamento della Minimum Alternate Tax, della Service Tax e della Central Sales Tax e di altre imposte a vario titolo previste nei regolamenti dei singoli stati del territorio indiano, dell’imposta indiretta sull’acquisto di beni di consumo e materie prime acquistate nel Paese e l’accesso al credito agevolato con sostegno a progetti di sviluppo commerciale, agli investimenti diretti all’estero (L.100/90 e L.304/90).

Qual è il livello di tassazione in India per una società?

Tutte le società costituite in India sono ai fini fiscali società soggette al diritto indiano, anche se possedute da soggetti esteri. Il reddito prodotto dalle società residenti in India è soggetto ad un’aliquota compresa tra il 10% e il 30%, che viene aumentata al 33% per i redditi tassabili che eccedono 1 milione di Rupie.

 


Quali sono gli obblighi minimi se un’azienda decide di aprire un
ufficio/attività in India?

L’apertura di qualsiasi ufficio/attività in India richiede l’approvazione da parte della Banca  

Centrale Indiana – Reserve Bank of India (RBI), unitamente all’iscrizione al Registar of Companies (ROC) a cui vanno comunicati la sede legale ed il rappresentante legale. Ad apertura avvenuta, è necessario fare richiesta di due codici alfanumerici, TAN (Tax Deduction Account Number) e PAN (Permanent Account Number). E’ prevista l’apertura del conto corrente bancario. Non è obbligatoria l’assunzione di personale.


Che tipi di imprese italiane hanno aperto in India e cosa cercano gli imprenditori italiani e non che stanno investendo in questo Paese?

Nell’ultimo triennio l’economia indiana è cresciuta costantemente. La classe media, che per ora rappresenta il 5% della popolazione, supererà il 40% entro il 2025 con consumi crescenti sia in termini quantitativi che qualitativi.

Si va, pertanto, dalla semplice importazione di prodotti finiti realizzati all’estero ad un vero outsourcing realizzato ricorrendo a subfornitori stranieri; si hanno forme di partenariato, sia con reali partnership sia col franchising; ma sono sempre più frequenti le joint venture anche con capitale interamente italiano o europeo. Le imprese che stanno investendo in India per le opportunità di business che il Paese presenta sono riconducibili ai settori: meccanica strumentale, arredo interno ed esterno, macchinari da costruzione, automotive, packaging, biomedicale e diagnostica e business dei farmaci generici.

Quali possono essere le problematiche legate al Paese India che un imprenditore deve affrontare o comunque deve conoscere a priori?

Tra i fattori più critici del fare business in India vanno evidenziati la difficoltà di accesso alla finanza locale per le imprese a capitale esclusivamente straniero, la difficoltà di viabilità per il trasporto su strada, che è anche il riflesso di un’inadeguatezza della rete delle infrastrutture,l’inefficienza della burocrazia e ancora, purtroppo, la corruzione.


Quanto è il costo medio (lordo complessivo) di un operaio, di un impiegato e di un ingegnere in India?

Il costo medio di un operario generico può variare da 69 a 104 Euro mensile, mentre l’operaio specializzato da 455 a 655 Euro. A sua volta, un ingegnere o un dirigente ha un costo medio di 1.770 Euro al mese.

Quali sono invece le criticità o comunque gli aspetti che occorre gestire con maggior attenzione nella fase di apertura o gestione di un’attività in India?

Occorre opportunamente valutare l’Area geografica in cui operare: l’India è un continente vastissimo e la viabilità su strada è impegnativa. E’ necessario poi valutare la forma societaria o di investimento più adatta alle proprie esigenze per operare in India. Spesso può essere utile penetrare il mercato avvalendosi di un socio indiano, anche di minoranza, in modo da superare l’empasse di una burocrazia comunque da affrontare nel rispetto di una cultura diversa.

Se un imprenditore intendesse aprire un’azienda in India, potrebbe
delegare un professionista in loco per la gestione della contabilità e
di tutto il resto?

Assolutamente sì. Anzi deve. Può individuare un “Auditor” o un “Chartered Account” che si occupa di tutti gli adempimenti fiscali e normativi fino alla redazione e certificazione del bilancio.

Ci sono aree che vengono privilegiate dal governo Indiano per aprire
un’impresa rispetto ad altre?

Sì, certamente. Come anticipato prima, si tratta delle Special Economic Zones (SEZ).La necessità di attrarre maggiori investimenti esteri diretti e promuovere le esportazioni, ha spinto il Governo indiano alla creazione di Zone Economiche Speciali che godono di particolari agevolazioni.

Si tratta di territori posti al di fuori del territorio doganale indiano (in altre parole, di zone franche).

Le imprese che operano in tali territori, godono di una serie di agevolazioni come la possibilità di costituire società con capitale interamente straniero e di operare senza vincoli di carattere doganale e l’assenza di obblighi in tema di esportazione minima.

E’ possibile aprire una società solo con capitale straniero senza soci indiani o sono previsti limiti?

Sì. E’ possibile costituire joint-ventures con società indiane o possederne interamente il capitale sociale. In questo caso, occorre una specifica approvazione da parte della Reserve Bank of India.

Se dovesse consigliare ad un imprenditore italiano di aprire un ufficio od addirittura trasferirsi in India, quali sono i settori migliori e quali sono le aree del Paese in cui vale la pena insediare la propria attività?

Sono diversi i settori con grandi opportunità di sviluppo e, quindi, di business per gli investitori esteri. In particolare, per il settore della meccanica ed automotive di particolare interesse sono i distretti del Gujarat, Tamil Nadu (Chennai e Coimbatore), Punjab, Delhi e dintorni, Kolkata, Mumbai, Pune, Bangalore. Per quanto riguarda il settore tessile, di particolare importanza per le opportunità offerte sono i distretti di Punjab, Kashmir, Haruyana, Delhi, Noida, Mumbai, Bangalore, Karur, Coimbatore, Madurai, Orissa, Kolkata. Altre opportunità sono offerte dal settore farmaceutico (Gujarat, Punjab, Kolkata, Bangalore, Alathur, Hyderabad) e dal settore agroalimentare (Madhya Pradesh, Punjab, Delhi, Noida, Gujarat, Mumbai, Bangalore, Hyderabad, Kolkata).

In particolare si vuole sottolineare come il Gujarat attiri investimenti in India.

La regione del Gujarat costituisce il 5% della popolazione indiana ma realizza il 16% della produzione industriale e oltre il 22% dell’export dell’intero sub continente: è lo Stato industrialmente più avanzato dell’India, il più attrattivo per gli investimenti.
Tante sono le aziende e gli investitori internazionali che puntano su questa regione dell’India occidentale: l’Italian district federation ha dichiarato che, in cooperazione con la Camera di commercio indiana, intende aprire cinque cluster dedicati a ceramica, pelletteria, forniture, alimentare e architettura.

Il Gujarat è appetibile perché ricco di risorse: infrastrutture efficienti, autosufficienza energetica, elettricità costante, acqua e gas in abbondanza, burocrazia snella, incentivi fiscali e una crescita industriale sorprendente. Sulla scia di una recente ricerca del McKinsey Global

Institute da cui emerge che il Gujarat, per l’India, potrebbe corrispondere a ciò che il Guandong ha rappresentato per la Cina negli anni ’90, L’Economist lo ha battezzato «locomotiva industriale dell’India».

Considerazioni finali

L’India è un gigante in crescita ma con ampie garanzie per tutte le ragioni già espresse all’inizio della nostra intervista. Una delle ragioni, tra le altre, che lascia preferire l’India agli altri Paesi del BRICST è un fatto culturale di rispetto per la multi etnicità. L’alta presenza di laureati (oltre 2,5 milioni all’anno di cui 300.000 ingegneri) costituirà la classe media del futuro (l’attuale 5% è stimato in oltre il 40% entro il 2025) e l’India, dall’attuale 12° posizione tra i consumatori mondiali è previsto che sia 5° nel 2040. Un Paese di 1,2 MD di abitanti con una crescita demografica dell’1,6% in cui il 70% ha età inferiore ai 36 anni, è il Paese del futuro.

Ringraziamo il dott. Giovanni Roncucci della Roncucci&Partners Group (www.roncucciandpartners.com) per il supporto fornito.

Fonte immagini Roncucci&Partners Group


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