Aprire un’attività in Vietnam. Investire in Vietnam.

agosto 31, 2012 | Fare business all'estero

Parliamo del Vietnam, un paese poco più grande dell’Italia con una popolazione di circa 93 milioni di abitanti.

Questa nazione, è tornata alla ribalta in questi recenti anni per gli investimenti che molte industrie hanno effettuato e per l’apertura anche al mercato dei servizi e del commercio.

Il Vietnam, sta diventando un paese sempre organizzato anche se ancora lontano dagli standard occidentali e per il suo tasso di crescita, può garantire a degli investitori attenti ottime opportunità.

Per potervi presentare questo Paese, abbiamo intervistato l’ing. Sergio Balacco, un buon conoscitore del Vietnam che ci ha supportato in questa intervista.

Diamo la parola al nostro ospite.

Quali sono i settori che a medio termine, possono essere considerati interessanti per un imprenditore che decide dall’Italia o da altro paese, venire ad avviare un’attività in Vietnam?

Il Vietnam sta attraversando un buon periodo nonostante la crisi nei paesi dell’Occidente e quindi le ricadute in termini economici sulla Cina abbiano lasciato il segno. Va considerato che la Cina è il primo partner commerciale del Vietnam, l’andamento di quel mercato quindi condiziona i risultati di quello Vietnamita. Il Governo ha incrementato gli sforzi per svincolarsi da questa logica, a volte perversa, per riuscire a legarsi ad economie forti e meno legate a situazioni contingenziali, la crisi finanziaria mondiale ha solo rallentato questo processo.

Lo scorso anno la crescita e’ stata del 6% circa e quest’anno anche se inferiore potremmo assistere a un 4,2% (almeno secondo le recenti stime degli istituti di statistica vietnamiti che comunque vanno analizzati con attenzione in quanto hanno la tendenza a esagerare quando si tratta del loro paese).

Il Vietnam è un mercato da tenere d’occhio grazie al suo potenziale inutilizzato e ai prezzi molto convenienti. Tuttavia, si tratta di un mercato in ottica futura piuttosto che immediata in quanto vi è ancora un certo rischio. Al momento ci sono restrizioni legali che impediscono agli stranieri di possedere una loro proprietà, quindi da preferire la locazione. Inoltre, entrandone in possesso attraverso una società a capitale misto (il solito 51% locale ed il resto straniero) al termine di un periodo di 50 anni la proprietà deve essere venduta, a meno che il termine è esteso legalmente. Si parla di eliminare queste restrizioni, in effetti ci sono stati i recenti miglioramenti in materia di proprietà e se si è disposti a correre il rischio, le opportunità qui potrebbe essere enormi.

Oggi in Vietnam urge investire nel mattone e in particolare nelle abitazioni medio piccole e a basso costo, in particolare nelle città. I palazzi che si vedono sorgere nelle grandi città sono quasi sempre alberghi o uffici, oppure abitazioni residenziali ad alto potenziale e costo fuori portata per la maggior parte dei vietnamiti. I divari sociali fra vietnamiti ricchi e il resto del popolo sono enormi. I primi possono permettersi di comprare anche l’auto e pagare la Vat al 110% del prezzo, i secondi solo sognarla, anzi non la sognano nemmeno perché fuori dal loro patrimonio culturale. Poco o nulla è destinato alle fasce deboli della popolazione che si tiene per questo motive distante dalle grandi città non favorendo lo sviluppo, oppure viaggiano dalle periferie per raggiungere i centri vitali contribuendo ad aumentare l’inquinamento già elevato.

Un altro settore dove investire è quello manifatturiero, anche industrie legate al mondo dell’auto che difettano, fabbriche di provenienza europea nel settore auto non esistono, i cinesi assemblano e lo stesso fanno i giapponesi e coreani e parzialmente la Piaggio unica azienda italiana presente in Vietnam con un proprio stabilimento.

Lo stesso per macchinari lavorazione metalli e plastiche.

Altre aree di investimento possono essere quelli che tradizionalmente le maggiori opportunità di investimento e includono le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, il settore minerario (il Vietnam è ricco di carbone, uranio, metalli anche rari e recentemente hanno scoperto l’oro), turismo (tradizionalmente utilizzato come penetrazione italiana in Vietnam, in particolare la ristorazione), produzione, istruzione e infrastrutture (compresa l’energia). Io aggiungerei strutture mediche d’avanguardia, sia per i numerosi stranieri presenti nel paese che cercano adeguate strutture ospedaliere sia per evitare il flusso continuo di vietnamiti ricchi che espatriano anche e solo per un’otturazione dentistica. Tutti questi settori offrono una buona combinazione di alta domanda globale e nazionale e una miriade di incentivi agli investimenti, incluse le agevolazioni fiscali durante i primi 3 anni di avviamento arrivando anche a 5 anni in alcune aree particolarmente interessanti per lo sviluppo.

Le aziende europee sono sempre più all’avanguardia nell’esplorare le opportunità di investimento in Vietnam, molte industrie hanno già attività in Cina e vorrebbero espandersi in Vietnam. La Cina ha recentemente aumentato le aliquote delle imposte sulle società per le imprese straniere, riducendo i loro incentivi agli investimenti, e con l’aumento dei costi nella parte orientale della città costiere. Il Vietnam invece sta diventando sempre più attraente con i suoi incentivi fiscali, basso costo del lavoro, e la costa lunga duemila km, e porti sempre più moderni e dotati di sofisticate infrastrutture. Le imprese straniere stanno cominciando a considerare il Vietnam come una posizione chiave per l’investimento strategico da cui partire per migliorare il rapporto costo-efficacia delle loro catene di approvvigionamento globali. Già più della metà delle 100 più importanti aziende statunitensi (Fortune 100) conducono operazioni in Vietnam.

Come mercato emergente, il Vietnam deve affrontare naturalmente alcune sfide, prima fra tutte la corruzione, bassi livelli di istruzione e competenze, le infrastrutture povere, burocrazia asfissiante, la trasparenza inesistente e limitata prevedibilità. Per avere successo in Vietnam è necessario prendere il giusto tempo per trovare un adeguato partner locale, anche se l’adesione al WTO non lo richiede, in Vietnam è ancora buona pratica utilizzare il partner locale che funge da supporto per spianare molte asperità della complessa e asfissiante burocrazia; per avere migliori chances per affittare locali ove installare la propria attività; per identificare buone società di revisione contabile e giuridiche, per facilitare gli investimenti dall’estero e per ottenere i certificati e licenze, e costruire relazioni forti e positive con alti funzionari governativi, influenzatori chiave di business, associazioni e camere di commercio.

In quale parte del Paese, conviene avviare un’attività?

Il Vietnam si divide sostanzialmente in tre aree, Nord, Sud e Centro.

A Nord c’è Ha Noi con una discreta area turistica prevalentemente lungo le coste. Ha Noi ha un’economia trainante, molte aziende straniere hanno la sede qui, sempre a Ha Noi esistono gli uffici governativi e il potere viene amministrato da qui. Investire nel nord però limita l’investitore in quanto i porti marittimi più importanti sono al centro (Da Nang) e al sud (Vung Tao e Saigon). In compenso l’aeroporto di Ha Noi (Noi Bai) è quello maggiormente attrezzato e con il più alto volume di traffico dell’intero Vietnam, non solo passeggeri, anche cargo, meglio di Saigon (HCMC) il cui aeroporto può essere paragonato a quello di una media città italiana come Torino o Venezia e non a quello della seconda capitale del paese.

Dipende in che settore si vuole investire. Il settore turistico trae le migliori politiche di sviluppo al sud e al nord, il centro con Da Nang lo ha riscoperto recentemente, anche internazionale e anche di qualità, ma le infrastrutture sono ancora limitate e i finanziamenti pubblici stentano ad essere utilizzati per una propensione a non rischiare convenientemente il capitale. Certamente ci sono maggiori spazi al centro, anche se maggiori rischi. La zona attorno a Hoi An pullula di resorts e golf resorts, hotels, sconta però la crisi finanziaria e le presenze sono diminuite considerevolmente pur restando su valori alti, nemmeno da mettere in confronto con altre località notoriamente a vocazione turistica negli stati confinanti, più attrattivi ma meno considerati in tempi di vacche magre.

Qual è il livello di tassazione in Vietnam ?

L’aliquota dell’imposta sulle società è del 25%.

La tariffa si applica sia alle imprese residenti con investitori stranieri (incluse le joint ventures, le imprese al 100% di proprietà straniera, e ai contratti di cooperazione con imprese locali) sia alle imprese Vietnamiti. Tuttavia, un’incentivazione alle imprese riguardo la Corporate Tax (del 10% e 20%) viene applicata per determinati progetti. La tassazione si eleva al 50% per le imprese che effettuano attività di prospezione, esplorazione e sfruttamento di petrolio e gas e di altre risorse naturali rare e preziose.

Ho preparato una tabella allo scopo che includo:

IMPOSTE AZIENDE VIETNAM

Il 40% così raggiunto deve intendersi come un limite indicativo oltre al quale ben difficilmente si può andare e comunque è un’incidenza e non il valore percentuale di quanto si dovrebbe pagare per operare in Vietnam. Va tenuto presente che la vera tassa di riferimento è la corporate tax con il suo 25% che può ancora sembrare alto se confrontato con le aliquote thailandesi o malesi. Inoltre tutte le nuove imprese con poche esclusioni possono richiedere l’esenzione per i primi tre anni del pagamento della Corporate Tax e questo è un vantaggio che sicuramente attirerà diversi investitori. La situazione in Vietnam è dinamica, sono in corso diversi cambiamenti ed aggiustamenti per attrarre investitori, il Governo promette maggiore flessibilità per differenziarsi dai sistemi utilizzati dallo scomodo grande vicino e evitare di essere da questo fagocitati. Ciò nonostante la Cina continua ad essere un partner pesante nell’economia vietnamita.

Da tenere in considerazione.

Si continua nella seconda parte.

Continua.

Fonte contenuti ed immagini :

ing. Sergio Balacco.

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